L’illusione di essere liberi – di Luca Bertolotti

Il tema del libero arbitrio è da sempre un punto dolente all’interno di qualsiasi corpus filosofico, scientifico o religioso. Potrebbe essere quindi utile offrire uno spunto di riflessione richiamando gli studi effettuati nel 1985 dal neurofisiologo Benjamin Libet, i quali tendono a dimostrare che l’esperienza soggettiva della volontà è successiva ad una scelta già compiuta a livello precosciente o inconscio (La dimensione interpersonale della coscienza, 1998).

Prima che in noi nasca, consapevole, il desiderio di compiere, liberamente e spontaneamente, un movimento qualsiasi, il nostro cervello ha già attivato i processi cerebrali necessari al compimento del movimento stesso, quindi inconsciamente.

Nei suoi esperimenti i partecipanti ricevevano l’indicazione di compiere un semplice atto motorio di quando in quando, non appena decidevano liberamente e spontaneamente di farlo, segnando nel contempo l’istante in cui prendevano la decisione. 

Durante il protrarsi dell’esperimento venivano registrati i potenziali corticali, che le indagini neuropsicologiche attuali consentono di identificare come indicatori della prontezza all’azione motoria, constatando che tali indicatori precedevano sistematicamente di circa 0,5 secondi l’esperienza cosciente.

Secondo le conclusioni che Libet trae dai risultati di questi esperimenti, l’inizio neurale inconscio dell’azione, si mantiene tale per 0,35-0,4 secondi circa, mentre il soggetto umano diviene consapevole della sua intenzione di agire solo 0,15-0,2 secondi prima che l’atto motorio abbia luogo.

Ciò ha portato alla conclusione, avvalorata da molti altri esperimenti successivi condotti da Dennet e Hilgard, che l’Io cosciente non possa realmente decidere di compiere un movimento in un dato momento; piuttosto l’azione viene decisa ad un altro livello non cosciente di attività cerebrale, e l’Io ne può solo prendere atto in un secondo momento illudendosi di aver scelto.

Tutti gli esperimenti iniziano con un dialogo e una decisione di collaborazione che prende forma tra sperimentatore e il soggetto dell’esperimento. Tale rappresentazione di sé con l’altro persiste nella memoria del soggetto durante il resto dell’esperimento al di fuori della sua coscienza, divenendo parte dei processi mentali inconsci.

A questo livello inconscio tutto si prepara e prende forma l’inizio dell’azione; solo dopo compare nell’individuo l’illusione di aver deciso coscientemente, proprio in quell’attimo, di compiere il gesto voluto. Solo se si considera l’individuo isolato, dunque, appare illusoria la sua esperienza di essere l’autore cosciente delle proprie azioni, ma tale concetto è un’astrazione che occorre superare.

Le conclusioni dell’esperimento di Libet si possono riassumere in 3 punti:

  • Anche i movimenti volontari che riteniamo più spontanei hanno inizio da un’attività neurale inconscia.
  • La consapevolezza dell’intenzione o del desiderio di agire è successiva a questo inizio neurale inconscio di 0,34 – 0,4 secondi.
  • Il libero arbitrio, da sempre considerato promotore delle nostre libere azioni, va ripensato nel ruolo di semplice supervisore dell’azione.

La conclusione implicita è che anche le azioni volontarie, che abbiamo sempre ritenuto di iniziare spontaneamente, in realtà, sarebbero il frutto di un’attività cerebrale inconscia che ha inizio ben prima dell’intenzione cosciente del soggetto di compiere l.azione stessa.

La proposta di Libet è di pensare al libero arbitrio in una forma del tutto nuova, che non ha possibilità di dare inizio ad una azione, eppure ne diviene responsabile ultimo del compimento dell’azione stessa. Solo dopo essere divenuto cosciente di voler agire, un uomo può esercitare il suo libero arbitrio decidendo di compiere o meno l’azione.

Nei 0,2 secondi in cui si diviene cosciente di voler agire, l’uomo può esercitare il suo libero arbitrio, decidendo se compiere effettivamente l’azione o se vietarla. In tali millisecondi è dunque possibile:

  • Prendere atto del desiderio o della più generica intenzione di agire.
  • Prendere atto di voler compiere l’azione con una certa urgenza.
  • Decidere consapevolmente se portare a compimento oppure no l’azione.
  • Dare il via, in caso di decisione favorevole, all’esecuzione motoria.

Libet ha recentemente proposto una nuova teoria in cui tenta di dare soluzione al problema dell’unità della coscienza e della relazione tra la coscienza ed il cervello. Secondo tale teoria l’esperienza cosciente avrebbe le caratteristiche di un campo mentale, chiamato Conscious Mental Field (campo mentale cosciente).

Affine per certi aspetti ad un campo magnetico e tuttavia non riducibile ad alcun processo fisico noto, questo campo mentale avrebbe le medesime qualità che sembrano caratterizzare l’esperienza cosciente: l’unità e la capacità di influenzare o modificare l’attività neuronale.

Sebbene innegabilmente originato da una molteplice, ma adeguata attività neuronale (che comunque contribuisce ad alterarne in parte i processi), il fenomeno del Mental Field appartiene secondo Libet ad una categoria fenomenologicamente indipendente, poiché non si tratta di un evento fisicamente descrivibile.

Il campo mentale cosciente non è riducibile ad un semplice processo neuronale, anche perché non vi è isomorfismo tra eventi neurali ed eventi mentali. Può essere invece considerato una proprietà emergente del sistema cerebrale, da cui, però, non può essere diviso come se fosse un’entità a se stante.

Il modo in cui la volontà cosciente sembra agire, con la sua capacità di intervenire su processi cerebrali già attivati, può essere considerato un esempio del funzionamento di questo campo mentale. Anche paragonata ad un particolare campo di forze, di natura mentale anziché fisica, la coscienza rimane comunque un fenomeno soggettivo ed in quanto tale accessibile solo al singolo individuo. 

Ancora una volta, quindi, il modo migliore, l’unico attraverso il quale sia possibile indagare sulla coscienza e sui suoi prodotti, è chiedere direttamente ai soggetti un resoconto introspettivo, quindi tramite l’introspezione.

 Ad ogni modo, ciascuno di noi è “libero” di trarre le proprie conclusioni in merito.

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5 risposte a L’illusione di essere liberi – di Luca Bertolotti

  1. Anna ha detto:

    E’ interessante questo articolo, se ho capito bene il nostro cervello prepara un “progetto di fattibilità” e la nostra coscienza approva e diventa “progetto esecutivo” oppure lo respinge. Tutto questo mi sembra che lasci cmq lavorare il nostro libero arbitrio, è sempre la coscienza a decidere e usa il “progetto” precedentemente elaborato per dare una pronta risposta (esecutivo) oppure respingerlo. Può essere che il ns cervello, in quest’ultimo caso, prepari un altro progetto e che la ns coscenza lo approvi solo quando questo sarà adeguato ad essa?

    • spaziomente ha detto:

      Lungi da me il voler – e poter – dare una risposta definitiva a questo intrigante quanto complesso problema del libero arbitrio, potrei però forse capovolgere l’osservazione sulla possibilità che sia la nostra coscienza o, meglio, inconscio a preparare un “progetto di azione”, intervenendo solo in un secondo momento il cervello non tanto per approvare o respingere, quanto per “motivare razionalmente” l’azione compiuta (anche nostro malgrado).
      Secondo alcune osservazioni compiute tramite l’ipnosi e tramite il cosiddetto Test di Wada, gli studiosi sono giunti alla conclusione che il cervello non accetta buchi di significato [Bono Ivan, 2003, su http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/students/mqtotale.htm], in altre parole siamo costantemente tesi a giustificare a noi stessi – e poi agli altri – il perchè delle nostre azioni, convincendoci ed illudendoci di essere completamente liberi di scegliere e di come reagire agli eventi.
      Mi rendo conto della portata rivoluzionaria di queste riflessioni, ma ancora una volta credo che ognuno di noi non potrà che ricercarne la riprova o meno nella propria quotidianità, partendo con più facilità dagli eventi in cui più spesso ricade. Per esempio, se abitualmente tendo ad arrabbiarmi di fronte a determinati eventi, non sarebbe male per una volta mettere la parte le mie “buone motivazioni” per toccare con mano che anche senza di esse qualcosa in me scatterà comunque…
      Qualcuno in passato scrisse: uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo. Ora che la scienza da più parti sembra indirizzare in quella direzione, potrebbe forse valere la pena più che mai prenderla in considerazione, partendo proprio da una seria ed onesta auto-osservazione. Un caro saluto

  2. Pingback: L’illusione di essere liberi

  3. bortocal ha detto:

    mi sono occupato anche io della questione tempo fa e ho ripreso le mie considerazioni, senza avere letto il tuo post, qui: http://bortocal.wordpress.com/2011/01/30/51-il-paradosso-della-decisione-ritornando-a-kornhuber

    sono arrivato a conclusioni in larga parte simili, anche se ritengo che la coscienza possa in genere ancora bloccare il movimento quando diventa cosciente, e sopratutto che l’atto di convalida cosciente sia connesso alla memorizzazione.

    noi memorizziano il gesto mosso dall’incoscio e autorizzato dalla coscienza nella forma “ho deciso di”…

  4. Pingback: Cinque luoghi (non) comuni sulla felicità – di Silvia Salese | Spaziomente blog

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