Esperimento choc: la chirurgia “placebo” al ginocchio

Con reale stupore e meraviglia, abbiamo letto di un esperimento condotto nel lontano 2002 da Bruce Moseley e colleghi su un testo di scienza divulgativa di Bruce Lipton. Non paghi delle poche informazioni lì presenti, abbiamo chiesto ad un amico di passarci l’articolo originale comparso sul “The New England Journal of Medicine” e, a questo punto, non possiamo che constatare l’incredibile conseguenza concettuale e metodologica che un esperimento del genere possa comportare.

Si tratta della conduzione di un’operazione chirurgica a tutti gli effetti, di una cura molto blanda e di un’operazione placebo condotta su alcuni pazienti affetti da osteoartrite del ginocchio e dei loro incredibili effetti. Ma andiamo per ordine.

L’osteoartite è una forma di artrite caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine articolare. I sintomi che causa a chi ne è affetto sono, naturalmente, infiammazione, rigidità articolare, dolore, ingrossamento dell’articolazione. Nell’esperimento qui preso in esame, lo studio è stato condotto su 180 pazienti con osteoartrite al ginocchio, divisi in tre gruppi.

Al primo gruppo (59 pazienti), è stata fatta un’incisione e operata un’artroscopia, che consiste nel raschiamento e nell’abrasione della cartilagine danneggiata. Al secondo gruppo (altri 61 pazienti) è stato invece operato un lavaggio con 10 litri di una soluzione salina che, mediante l’irrigazione, dovrebbe rallentare la degenerazione della cartilagine stessa pur non avendo lo stesso impatto dell’artroscopia. Al terzo gruppo (60 pazienti) fu invece simulata la procedura dell’artroscopia, operata un’incisione di un centimetro sulla pelle e poi ricucita la parte senza in realtà aver utilizzato nè strumenti nè liquidi sul ginocchio stesso. In pratica, un’operazione placebo, fasulla.

L’esperimento fu condotto in doppio-cieco, ovvero in maniera tale che nè i pazienti nè gli sperimentatori sapessero “chi fosse sottoposto a cosa”, per evitare che sia le persone operate che i medici, con le loro aspettative o giudizi, potessero influenzare l’andamento dell’esperimento.

I tre gruppi furono sottoposti, successivamente, allo stesso trattamento post-operatorio e alle medesime procedure riabilitative. I risultati, come accennato in apertura, sono stati sorprendenti: il gruppo che aveva subito la finta operazione ebbe gli stessi miglioramenti degli altri due monitorati dopo il primo e il secondo anno.

Il gruppo di persone che fu sottoposto alla reale operazione chirurgica ottenne gli stessi risultati del gruppo placebo, sia nella capacità di camminare che in quella di piegarsi. Un epilogo davvero incredibile.

Ora, giustamente gli autori parlano di cifre: ogni anno vengono effettuate circa 650.000 operazioni per osteoartite, al costo di 5000 dollari l’una. Ma al di là del considerevole risparmio, noi di Spaziomente ci interroghiamo seriamente sulla validità cartesiana che scinde il corpo dalla mente, ancora adesso adottata dall’attuale medicina scientifica.

Ma si, cari lettori, non pensiamoci più: è molto meglio leggere di sfuggita queste notizie, ridurle ad uno scrollone di spalle e poi fare finta di niente. Altrimenti, rischieremmo di comprendere che qualcosa ci stia davvero scivolando di mano. Insieme al nostro ginocchio…

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13 risposte a Esperimento choc: la chirurgia “placebo” al ginocchio

  1. Anonymous ha detto:

    Ma si, cari lettori, non pensiamoci più: è molto meglio leggere di sfuggita queste notizie, ridurle ad uno scrollone di spalle e poi fare finta di niente. Altrimenti, rischieremmo di comprendere che qualcosa ci stia davvero scivolando di mano

    Quello che vi e’ scivolato di mano nel commentare e’ molto semplice: le valutazioni sull’esito dell’intervento chirurgico nello studio pubblicato sul NEJM sono tutte relative a misure di tipo sggettivo. Vale per tutte l’esempio del dolore che, non essendo oggettivamente quantficabile, puo’ essere valutato solo dal paziente stesso.

    Spero che questo genere di commenti non vogliano suggerire l’insana idea che la chirurgia sia inutile e possa in generale essere evitata; nel qual caso andatelo a racocntare a Emergency e complimenti al blogger per lo scivolone.

    Il ultimo e’ buona norma, quando si commenta qualcosa, indicare la fonte originale.
    L’articolo originale, lo si trova a questo link:
    http://nejm.highwire.org/cgi/content/abstract/347/2/81

    • spaziomente ha detto:

      Caro lettore, ti ringraziamo per il commento e per l’esposizione del tuo dubbio. La fonte originale non è stata indicata perchè ci sembrava sufficiente citare il nome dell’autore principale e il titolo della rivista, comunque grazie per il link che hai aggiunto. Per quanto riguarda invece il fatto che “la chirurgia sia inutile”, credo proprio che ci sia stato un malinteso, dovuto certamente ad una tua interpretazione e non ad un nostro messaggio (tra l’altro siamo sostenitori da anni di Emergency, e siamo stati volontari di un suo gruppo nel nord Italia). Il nostro commento era chiaramente una provocazione dovuta al fatto che, in ambito scientifico, la medicina non si stia occupando a sufficienza di altri fattori sottesi alla malattia e alla guarigione, come ad esempio l’effetto placebo, e per ovvi motivi. Inoltre il dolore è ritenuto un dato a tutti gli effetti, oltre al fatto che i movimenti dei suddetti pazienti fossero migliorati nel medesimo modo. Sinceramente, l’articolo voleva essere uno stimolo, ma se così non è non importa, basta concentrarsi su altre letture. Cordiali saluti.

      • manuela ha detto:

        e soprattutto la medicina ufficiale non sta tenendo conto che mente corpo e spirito sono collegati e che non basta curare il corpo…..un’altra cosa ci sono anche guarigioni inspiegabili che sono accadute senza la chirurgia, là dove era necessaria almeno per la medicina ufficiale. Al business dell’allopatia fa molto comodo tenere separate le varie medicine che esistono anche da migliaia di anni invece di iniziare a collaborare per migliorare la vita dell’uomo.

  2. weiji ha detto:

    Ottimo post!!

  3. Alberto TURCO ha detto:

    L’articolo sulla chirurgia al ginocchio ripropone fortemente il tema dell’uso del termine “effetto placebo” nella ricerca e fa parte della numerosissima letteratura scientifica sull’argomento.
    La chirurgia placebo è entrata a far parte della pratica clinica negli anni Cinquanta, dopo la pubblicazione di due studi americani sull’angina pectoris, un dolore toracico provocato da una insufficiente irrorazione del muscolo cardiaco. In alcuni casi i chirurghi operarono il malato secondo la prassi di quegli anni, in altri fecero l’anestesia, aprirono il torace e lo richiusero senza intervenire sui vasi sanguigni. Gli effetti furono naturalmente positivi e simili per entrambe le procedure.
    La posizione ufficiale della medicina accademica così lo definisce :
    “L’effetto placebo è un inganno della nostra mente e dipende dal contesto psicologico e relazionale in cui il paziente si trova. (Fabrizio Benedetti docente di fisiologia all’Università di Torino e consultant al National Institute of Health a Bethesda (USA) e alla Mind-Brain-Behavior Initiative della Harvard University).
    Come definire tale posizione se non quella di chi guarda il dito che indica la luna?
    Forse le connessioni tra mente , cervello e organo sono molto più profonde e dirette .
    L’indagine su queste connessioni iniziata dal Dott. Hamer con i suoi studi ( Nuova Medicina Germanica, NMG) dovrebbe essere presa veramente sul serio perché darebbe molte risposte alle domande , spesso non fatte.
    In particolare secondo gli studi di NMG molti dei problemi alle articolazioni sono legati alle soluzioni dei conflitti di “svalutazione” ( spesso in persone che si sentono abbandonate e non più abili ) e quindi è ragionevole che ogni terapia che si prende cura del malato e che in particolare lo rassicura possa avere effetti positivi. Solo uno studio attento e non generalizzato di ogni singolo caso potrebbe dare risposte precise e naturalmente gli effetti della chirurgia ( e della medicina in generale) sarebbero ancora più positivi

    Un abbraccio

    • spaziomente ha detto:

      Ciao Alberto, grazie per il tuo commento e per le informazioni che aggiungi. Siamo perfettamente in accordo con te quando dici che solo uno studio attento e non generalizzato potrebbe dare risposte più significative. L’esperimento qui pubblicato brevemente infatti è solo uno dei tanti esempi che, nell’ambito delle nostre vite e a partire da ognuno di noi, tutti possiamo sperimentare, ad iniziare dal porci delle domande affatto ovvie tipo: “perchè mi è successo?”. A tal proposito pensiamo che gli sforzi compiuti da tanti personaggi del passato e del nostro tempo, come il dr. Hamer, abbiano davvero molto da insegnarci.
      Grazie ancora, un abbraccio a te!
      Silvia e Luca

  4. Pingback: Esperimento choc: la chirurgia “placebo” al ginocchio

  5. Piero ha detto:

    Ma il vero punto debole di tutto questo è che I PAZIENTI DEVONO ESSERE OPERATI per poter ottenere un miglioramento! Se non ci fosse stato intervento (anche se placebo) non ci sarebbe stato il miglioramento.

  6. Pingback: Il potere inespresso della mente: l’effetto placebo (I parte) | Spaziomente blog

  7. Pingback: Il potere inespresso della mente: il placebo senza inganno (II parte) | Spaziomente blog

  8. Pingback: Il potere inespresso della mente: placebo e distrazione | STAMPA LIBERA

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  10. Pingback: Effetto placebo ed effetto nocebo | STAMPA LIBERA

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