La mente che ci vive – seconda parte

Siamo dunque realmente intelligenti, liberi e consapevoli? Le nostre scelte sono dunque reali, o sono piuttosto il frutto di un’accozzaglia di meccanismi per lo più oscuri ed insidiosi?

Grazie agli studi neuroscientifici e psicologici e, ancora di più, grazie all’osservazione di noi stessi nella vita quotidiana, possiamo evincere facilmente che il cervello tenda ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, il che equivale a dire che tenda naturalmente a risparmiare energia aumentando tuttavia la velocità reattiva.

La nostra mente è contenta e rilassata quanto più riesce a dare risposte in maniera semplice, diretta e univoca: quanto più un credo, un dogma, un insegnamento è semplice e svincola da un qualsiasi tipo di responsabilità personale, tanto più noi ci sentiamo sicuri, efficienti, adagiati sopra una realtà che ci appare controllabile, conosciuta e certa. In barba al fatto che tutto questo possa portare a commettere qualsiasi tipo di nefandezza contro il proprio prossimo, ad esempio, o ad allontanarsi definitivamente da se stessi.

Quanto più la nostra mente si accomoda su presunte certezze, lineari e semplici da gestire, e più la nostra risposta agli stimoli sarà automatica, rapida, senza alcuna mediazione reale dell’apparato conscio costituito dalla nostra corteccia prefrontale.

Facciamo un esempio concreto. Negli anni sessanta Stanley Milgram ha dimostrato come persone comuni, reclutate in maniera volontaria mettendo un annuncio su un giornale, possano essere facilmente condotte ad infliggere scosse di 450 volt a dei propri simili.

I volontari avrebbero dovuto leggere ad alta voce alcuni termini che altre persone – “spalle” in realtà degli sperimentatori – avrebbero riconoscere come corrette, o meno, secondo la consegna. Ad ogni risposta sbagliata, fu richiesto loro di infliggere una scossa elettrica che andava dai 15 ai 450 volt, aumentando quindi di intensità ad ogni nuovo errore.

Morale della favola: nessuno dei volontari si fermò a dare scosse moderate, ed il 60% di loro continuò ad infliggere scosse pesantissime di intensità massima a tutti coloro che continuavano a sbagliare risposta (che, ovviamente, simulavano urla di dolore sempre più strazianti). Si possono ritrovare tutti i riferimenti sul testo di Milgram “Obedience to Authority. An Experimental View”.

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9 risposte a La mente che ci vive – seconda parte

  1. ippaso ha detto:

    Sono sconvolto dai risultati dell’esperimento! Che gente c’è in giro???

    • spaziomente ha detto:

      La cosa più sconvolgente, secondo me, è che i volontari fossero persone “normali” o presunte tali. Come lei o me forse…
      Un saluto cordiale (e senza scosse). Silvia.

  2. Anna ha detto:

    Avevo sentito parlare di una trasmissione televisiva, francese o inglese non ricordo, che aveva riproduceva lo stesso esperimento ad “ignari” desiderosi di vincere il montepremio in palio e “spalle” che fingeveno di ricevere scosse. Pensavo fosse una burla televisiva! Sono sbigottita e sconvolta!!! Che gente c’è in giro? e come posso essere sicura di non far parte di quel 60%?

  3. spaziomente ha detto:

    Cara Anna, innanzi tutto ti ringrazio per la riflessione: la tua è esattamente la domanda che l’articolo voleva sollecitare. Rifiutare e negare a priori di far parte di quel 60% non cambierà nulla: noi saremo sempre gli stessi e la vita intorno a noi non potrà che presentarci sempre le stesse esperienze. I buoni (di cui vorremmo certamente far parte) e i cattivi sono due categorie di persone nate dalla predisposizione a non osservarsi per ciò che realmente si è, e a non considerare tutti i fattori che incidono sui comportamenti degli altri. Il fatto che nasca il dubbio di far parte di una delle due categorie, a mio avviso, è una buona notizia. Forse, sarà il fattore che ci spingerà a vederci realmente, nella vita di tutti i giorni. Quanto siamo inclini a farci trascinare dalle circostanze? Quanto siamo noncuranti degli altri per mantenere in piedi le nostre certezze? La consapevolezza di ciò che è, di ciò che realmente ci muove, introdurrà in noi stessi delle nuove informazioni, dei nuovi elementi per riuscire a conoscerci sul serio. E allora forse, saremo padroni della mente che ci vive. Dunque, grazie ancora Anna. Un cordiale saluto, Silvia.

  4. ippaso ha detto:

    Ora faccio come i bambini: neanche io faccio parte dei cattivi! Anzi credo anche che la gran parte delle persone non parteciperebbe neanche ad un esperimento del genere. Per questo la percentuale è così sbilanciata verso la noncuranza della cavia.

    • spaziomente ha detto:

      Beato lei. Comunque le persone che hanno partecipato all’esperimento, naturalmente, non erano a conoscenza di come si sarebbe svolto. Un cordiale saluto (nè buono, nè cattivo). Silvia

  5. FABIO ha detto:

    ciao a tutti, ho letto questo articolo, consigliato da mia moglie Anna, dopo la sua domanda di come mi sarei comportato in una situazione del genere, e penso che se questo “gioco” venisse proposto oggi, la percentuale delle persone che NON si rifiuterebbero di dare la scossa sarebbe MOLTO ALTA.
    Forse nell primo dopo guerra quando tutti soffrivano situazion di vita molto simili, c’era molo piu’ empatia tra l’essere umano, anche se non c’era da mangiare tutti dividevano un pezzo di pane anche con un estraneo, ma oggi la televisione, questo strumento di tortura, ci mette tutti i giorni davanti gli occhi la grande differenza economica tra le persone, e solo questo che ci interessa oggi, I SOLDI E LA FAMA, non importa non essere nessuno, un TRONISTA O UNA VELINA, l’ importante e’ essere conosciuti, mettersi in mostra e mostrare quello che si ha, ma chi di noi oggi non infligge del male agli altri volendolo?
    CHI DI NOI TROVANDOSI in mano il pulsante della scossa non lo schiaccerebbe trovandosi di fronte la nostra classe politica, un prete pedofilo, il re dei paparazzi (senza fare nomi) uno stupratore o semplicemente uno che ha qualcosa in piu’ di noi?
    Se non capiamo che oggi e’ tornato il momento di PORGERE L’ALTRA GUANCIA, forse il mondo non ANDRÀ PIÙ’ DA NESSUNA PARTE.
    IO con il pusante in mano quando e davanti a chi lo premerei ?

    • spaziomente ha detto:

      Caro Fabio, la ringrazio per il commento. Devo dire che, come lei, anche io sono stata indotta a farmi la stessa domanda: con il pulsante in mano, cosa farei realmente? A quali condizioni lo premerei? Ritengo che questa sia una domanda, comunque, importante da farsi. Da farsi sinceramente e con la volontà di capire i pensieri e le emozioni che ci muovono. La storia – e ancora di più – le esperienze quotidiane, ci insegnano che non siamo tanto diversi da chi giudichiamo negativamente o da chi, addirittura, disprezziamo. Certo, forse non ammazziamo o truffiamo come le persone che vediamo in tv, ma come reagiamo verso chi ci tampona l’auto? verso chi la pensa diversamente da noi? E queste reazioni, che costantemente ci conducono a lotte incessanti e a pensieri affatto edificanti, non hanno forse la stessa radice dei comportamenti che, collettivamente, giudichiamo riprovevoli?
      Grazie per la riflessione Fabio, speriamo un giorno di riuscire a “risponderci” e a vedere oltre.
      Un saluto, Silvia.

  6. Pingback: Cinque luoghi (non) comuni sulla felicità – di Silvia Salese | Spaziomente blog

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