Il difficile Progresso della Medicina – di Sergio Stagnaro

Cari amici, pubblichiamo per intero un articolo molto interessante inviatoci dal dr. Stagnaro. Buona lettura a tutti.

Leibniz e Newton posero le basi del calcolo infinitesimale, che modellò sostanzialmente le concezioni fisiche ed il pensiero dell’uomo, fondati sull’ipotesi che il mondo, in ogni sua manifestazione, fosse esprimibile come un continuo infinitamente suddivisibile, una delle concezioni della teoria “classica” della meccanica ottocentesca, secondo cui tutte le interazioni causali erano continue. Come sempre accade non mancava chi, vox clamantis in deserto, dubitava di tutto ciò (1).
Il 14 dicembre 1900 Max Planck comunicò all’Accademia delle Scienze di Berlino una scoperta che avrebbe mutato le basi stesse della fisica: il quanto elementare d’azione.
“Tentai di collocare il quanto elementare d’azione in qualche modo entro lo schema della teoria “classica”, cioè nello schema del continuo matematico. Ma questa costante si dimostrò irriducibile. Fallito ogni tentativo di superare questo ostacolo, apparve evidente che il quanto elementare d’azione aveva una parte fondamentale nella fisica atomica e che la sua scoperta apriva una nuova era nella scienza” (2).
La scoperta dei quanti risultò difficile da accettare perché, come scrive Max Planck, “una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono e nasce una nuova generazione, a cui i concetti divengono familiari.” (Max Planck). Come tutti ormai sanno, la scoperta di Max Planck segnò l’inizio dell’era della meccanica quantistica, una nuova visione del mondo, rivoluzionaria come la relatività di Einstein.
La Storia notoriamente si ripete, come risulta evidente dalla riflessione sulla evoluzione della scienza, che svolgeremo di seguito, per quanto riduttiva e teorica essa possa apparire.
Incominciamo con la domanda di fondo: “Quanta parte – in positivo e in negativo – svolge l’elemento conservatore e rigido della scienza nella sua evoluzione darwiniana?”.
Per chiarire questo punto fondamentale sembra assai utile l’insegnamento di G. Bateson  (3). Nella evoluzione darwiniana il primo vincolo, a cui deve sottostare una nuova forma, è rappresentato dalle condizioni interne; la sua vitalità è in funzione della “flessibilità somatica” dell’embrione. Per esempio, nella riproduzione sessuale il nuovo si incontra con il vecchio e il confronto favorisce la conformità e la conservazione: le novità eccessive sono eliminate per incompatibilità. In seguito, l’epigenesi (processi della embriologia considerati ad ogni stadio nei loro legami con lo stadio precedente) imporrà nuove prove di conformità, soddisfatte le quali, risulta il fenotipo, sessualmente maturo e “nuovo”.
Mentre è assurdo ritenere che, se il “nuovo” è più vitale e migliore del “vecchio”, qualcosa in quest’ultimo non andava, è sempre di estrema importanza la certezza che il “nuovo” non sia peggiore del “vecchio”, che dopotutto ha superato più prove. La selezione interna, allora, rappresenta l’analisi critica a cui è sottoposta qualunque componente o combinazione genetica nuova (4).
Il secondo vincolo selettivo ha le sue radici nell’adattamento esterno (interazione tra fenotipo e ambiente): ambiente e fisiologia insieme propongono cambiamenti somatici, che possono essere vitali e non vitali; è lo stato attuale dell’organismo, condizionato dalla genetica, che ne determina la vitalità. In altre parole, lo stato genetico dispone ciò che è proposto come cambiamento, permettendo alcuni cambiamenti ed impedendone altri (4).
In conclusione, il genoma dell’organismo individuale contiene la potenzialità del cambiamento (gli informatici direbbero banca), una riserva di possibili percorsi alternativi di adattamento e, quindi, di possibili cambiamenti, che tuttavia, restano per la maggior parte irrealizzati.
Dopo questa necessaria premessa, è più facile comprendere l’analogia esistente tra l’evoluzione biologica, da una parte, e i processi del pensiero, dall’altra; il parallelismo tra evoluzione biologica e mente, secondo G. Bateson (3), viene istituito postulando il carattere stocastico del pensiero e, quindi, del processo creativo. I processi esplorativi – “ La scienza non dimostra, esplora” – cioè il procedere per tentativi ed errori, come afferma K. Popper (5) possono conseguire novità solo incamminandosi lumgo percorsi presentatisi a caso ed  in qualche modo selezionati per qualcosa di simile alla sopravvivenza.
A questo proposito, noi condividiamo il pensiero di E. De Bono secondo cui il pensiero laterale permette di creare teorie rivoluzionari ed epocali mentre al pensiero verticale, logico, spetta la parte della critica costruttiva e dell’analisi, auspicabilmente severa ed onesta (6).
Alle idee nuove si chiede, innanzitutto, “coerenza”, sottoponendole ad una specie di filtro, critico ed esatto, come nell’intero processo epigenetico, dove è richiesta la conformità all’interno dell’individuo che si sviluppa. Nel processo del pensiero il “rigore” è l’analogo della “coerenza interna”: noi usiamo volentieri questo termine al posto di “rigore”, sottoponendo alla critica la nostra teoria semeiotico-biofisica-quantistica.
A questo punto, esaminiamo brevemente l’adattamento, cioè la relazione tra mente e mondo esterno, analogo del cambiamento somatico. Anche qui incontriamo facilitazioni e limitazioni, esterne ed interne, alla base della selezione di ciò che può essere appreso. Per quanto riguarda le prime, esse sono in funzione di quanto si è appreso in precedenza. La selezione interna è conservativa e questo conservatorismo si manifesta nella embriologia e nella conservazione della forma astratta (4).
Il conservatorismo è radicato nella coerenza e nella compatibilità, analogo del rigore nel processo mentale. Secondo G. Bateson, qui vanno ricercate le radici della obsolescenza, considerando che la lotta contro di esse è ostacolata dalla paura di perdere la coerenza, la chiarezza ed il senno. Bisogna, però, considerare un altro aspetto della obsolescenza: se una qualche parte di un sistema culturale si è evoluto poco, chiaramente ci deve essere una qualche altra parte evoluta troppo in fretta. Nel contrasto tra queste due componenti sta l’obsolescenza.
Se il ritardo di una delle due componenti è dovuto alla componente interna della selezione naturale, allora è ovvia la congettura che il rapido sviluppo si troverà nei processi della selezione esterna: l’immaginazione ha oltrepassato il rigore e agli uomini, anziani e conservatori, il cambiamento appare come pazzia ed incubo. In certi campi, come la Medicina, questo fatto è ben noto. Tuttavia, le considerazioni da fare sono un poco più profonde: in molti processi di cambiamento abbiamo a che fare con una specie di relazione astratta, che ricorre come componente necessaria in molti cambiamenti, per esempio, forma/funzione; rigore/immaginazione; struttura/quantità.
Alcuni preferiscono una delle componenti: liberali, radicali, conservatori. Tuttavia, la verità epistemologica afferma che i poli delle opposizioni sono, in realtà, delle necessità dialettiche del mondo vivente, come giorno e notte. La obsolescenza non deve essere evitata solo accelerando il cambiamento della struttura, né rallentando i cambiamenti funzionali. Auspicabile sarebbe una combinazione antagonista dei due abiti mentali, certamente migliore di entrambi, presi isolatamente. Ma è ben noto che essi sono soggetti a determinismi esterni: ad orientare la decisione è la forza relativa dei contendenti e non la forza relativa degli argomenti.
Certo è che il “rigore” da solo rappresenta la morte per paralisi, così come l’immaginazione da sola è pazzia. Preferibile è, quindi, l’accettazione del cambiamento funzionale nel rispetto della struttura, quando il nuovo si presenta al filtro, critico ed esatto, come arricchimento culturale e vero progresso.
References
1) Giorello G. Caos, continuità ed approssimazioni. Sfera, XXXVI, 21, 20, 1993
2) Max Planck. La conoscenza del mondo fisico, pag. 28,  Boringhieri, Torino, 1993
3) Bateson G. Mente e Natura, Adelphi, Milano,1984
4) Stagnaro S., Vecchio e Nuovo nella Scienza. Tempo Medico. 315,16,67, 1889.
5) Popper K. Logica della scoperta scientifica. G.Einaudi Editore, III ed.,Torino, 1970.
6) De Bono. Il pensiero laterale. Rizzoli, Milano. 1996
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