La pnei e l’ospite inatteso

Negli ultimi decenni si sta assistendo ad una scissione nell’approccio e nel fronteggiamento della malattia, che vede contrapposte essenzialmente due visioni: la prima, quella adottata dalla medicina convenzionale, secondo la quale i disturbi fisici sono fattori che vanno contrastati e combattuti in quanto agenti estranei e “nemici” dell’organismo; la seconda, quella propriamente alla base della medicina olistica, che vuole che la malattia sia un fattore generato dall’organismo stesso per riequilibrare una condizione di squilibrio al fine del mantenimento dell’omeostasi interna.
Una delle visioni più autorevoli in questo senso è la pnei – la psiconeuroendocrinoimmunologia – secondo cui i sistemi biologici sono regolati da una rete di informazioni che circolano attraverso un network psico-neuro-endocrino-immunologico: una serie di binari, insomma, che regolano la risposta allo stress (un’informazione di tipo non-coerente).
Si presuppone infatti che in seguito all’arrivo di una novità nel nostro sistema che agisce da stressore, segua una risposta che coinvolge il sistema nervoso, il sistema ormonale e quello immunitario, con lo specifico scopo di adeguare il sistema a tale novità dapprima tentando di eliminarla (fase di shock), poi – se l’operazione non è riuscita – cercando di integrarla all’interno del corpo (fase di controshock), e infine monitorando la situazione per prevenire modifiche incontrollabili (fase di resistenza).
Possiamo servirci di una metafora: la porta della nostra casa, per una serie di motivi, viene lasciata aperta e, in seguito a ciò, entra un ospite indesiderato. Dapprima si tenterà di convincere l’intruso ad uscire, ma con il tempo, se non si riuscirà nell’impresa, ci si rassegnerà alla sua presenza adattando le proprie abitudini a quelle del nuovo inquilino, tenendolo d’occhio affinchè non ci rechi ulteriori danni.
Come intuitivo, in questo caso l’adattamento alla novità comporterà l’attivazione di una serie di misure difensive che ricadranno principalmente sulla cellula, la diretta interessata nel processo di cambiamento biochimico e informatico necessario all’adattamento richiesto.
Ritornando alla nostra metafora, possiamo pensare a cosa potrebbe accadere nella situazione sopra immaginata: in soldoni potremmo o esaurirci – ovvero indebolirci energeticamente a causa del maggior consumo di risorse impiegate (pensiamo ad un estraneo in casa: tocca le nostre cose, usa il nostro bagno e fa piazza pulita della nostra dispensa) – o trarre dall’esperienza un miglioramento del nostro stato (l’ospite viene assimilato alla nostra famiglia: potrebbe collaborare nelle pulizie domestiche, ad esempio, e noi risparmiare un sacco di tempo ed iniziare il corso di fotografia così a lungo desiderato!).
Ecco dunque come funziona il nostro organismo secondo la pnei: la psiche può influire sul sistema immunitario e ormonale, ai quali è collegata grazie a specifiche connessioni e vie che hanno come punto nodale l’ipotalamo; a loro volta, anche le cellule immunitarie sono in grado di influire sul sistema nervoso periferico e centrale, per cui possiamo dire che ogni parte sia connessa con le altre al fine del mantenimento dell’omeostasi interna.
Ma dunque, in questo meccanismo perfetto, come si colloca la malattia? che cosa in effetti sfugge di mano ai complessi circuiti regolatori del nostro organismo? Innanzi tutto un’eccessiva produzione di cortisolo, in seguito a stress cronico o a prolungate terapie farmacologiche, produce un effetto immunosoppressivo (il cortisolo, infatti, inibisce l’attività del sistema immunitario e le cellule natural killer). Morale della favola: le naturali difese dell’organismo vengono bloccate.
La causa di tale blocco non sembra risiedere nello stress in sé, ma nella sua durata. Uno stress acuto, infatti, ha addirittura un effetto stimolante sull’attività immunitaria e quindi sulla produzione di anticorpi e linfociti. Ma quando lo stress è prolungato, o quando si assumono sostanze immunodepressive per molto tempo, la regolazione omoestatica può subire gravi danni, introducendo una “novità” sempre meno controllabile.
Allora il nostro ospite smette di collaborare ed impazzisce, distrugge la nostra casa e noi, in definitiva, diventiamo sempre meno capaci di fermarlo. Non siamo più i padroni di casa: ora decide lui.
Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in 3 - Psiche, soma e dintorni e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...