Il Sè viene alla Mente: sul nuovo libro di Antonio Damasio – di Renato Nobili

Cari amici, abbiamo pubblicato su spaziomente.com nella sezione “articoli” una splendida e completa recensione di Renato Nobili sul nuovo libro di Damasio: The Self comes to Mind – Constructing the Conscious Brain, Pantheon Books, NY, 2010. Ve ne presentiamo di seguito un’anteprima, buona lettura.
Articolo tratto da www.steppa.net
1) INTRODUZIONE
Dopo una prima veloce lettura, il nuovo libro di Damasio, non ancora tradotto in italiano, mi era sembrato principalmente finalizzato a ricapitolare in forma semplificata i principali argomenti già trattati in modo dettagliato nei tre libri precedenti2. Forse – ho pensato – per renderli più facilmente accessibili ad un pubblico più vasto ma meno preparato o meno propenso ad accogliere idee e nozioni specialistiche. Il primo capitolo mi era persino sembrato un puro esercizio di buona e linda scrittura. Confrontando quanto l’autore scrive in questo libro con alcuni passi dei libri precedenti, notavo una sostanziale semplificazione della descrizione anatomica del sistema nervoso e una più semplice schematizzazione delle relazioni funzionali tra le diverse parti del cervello.
La collezione di tabelle e figure commentate dei libri precedenti mi erano state assai utili per comprendere i fenomeni indagati dal celebre neurologo e per farmi un’idea più precisa di com’è fatto il cervello; fui perciò deluso dal fatto che quella preziosa fonte di informazione fosse ora semplificata.
Tuttavia, dopo una lettura più approfondita, mi sono convinto che il libro introduce un nuovo sostanziale ampliamento della visione d’insieme dell’autore e l’avvio di un nuovo più avanzato livello di analisi e comprensione della neurodinamica cerebrale. Sono arrivato così a pensare che Damasio abbia voluto riproporre le sue idee in un libro più accessibile a un pubblico più vasto principalmente per avere l’opportunità di emendare precedenti affermazioni e soprattutto per aggiungere alcune nuove importanti idee maturate negli undici anni trascorsi dalla stesura del suo terzo libro.
Per questa ragione ritengo che non sia possibile far tesoro dei contenuti di questo libro se si ignorano quelli dei libri precedenti e se non si cerca di individuare le questioni che l’autore ha voluto riprendere al fine di chiarire ed emendare i suoi ormai classici argomenti.
In questa recensione, mi limiterò ad indicare le principali novità introdotte nel nuovo libro, cercando di evidenziare come queste si colleghino ad alcuni importanti argomenti trattati in precedenza. Nel fare questo, non seguirò l’ordine con cui queste novità si presentano nel testo, ma un ordine dettato dalla mia economia mentale e personale visione della materia. Procederò presentando in brani virgolettati le traduzioni di alcune parti stralciate dal testo dell’autore commentandole con spiegazioni mutuate dai testi precedenti e altre dettate dalle mie personali opinioni e convinzioni.
Sorvolerò su alcuni argomenti più generali che riguardano le basi filogenetiche del rapporto corpo-cervello, ad esempio quelli sul valore biologico dei meccanismi omeostatici, le considerazioni generali sul ruolo delle emozioni come marcatori somatici delle immagini mentali, già trattate altrove. Eviterò di accennare alle questioni che riguardano l’architettura della corteccia cerebrale, in particolare la descrizione della corteccia come un sistema gerarchico di aree corticali connesse in modo reciprocato da sistemi di fibre convergenti e divergenti.
La ragione di questa omissione è che gli schemi forniti da Damasio non sono in realtà sufficienti a spiegare gli aspetti funzionali più importanti di questi cablaggi. Alcune cose scritte da Damasio possono sembrare arbitrarie, fantasiose e persino sbagliate, sarebbe tuttavia un errore sottovalutarne la straordinaria portata scientifica. Quanto Damasio racconta e spiega, forse talvolta in modo troppo sintetico e non molto sistematico, scaturisce dalle profondità della sua grandissima esperienza professionale e dalla meditatissima cognizione di causa circa i grandi temi della mente e del cervello. Cognizione di causa che gli deriva anche dall’essersi direttamente confrontato nel corso dei decenni, nell’occasione di numerosissimi convegni e rapporti personali, con tutti i maggiori esponenti della cultura neuro-scientifico americana.
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