5 notizie dedicate alla mia farmacista – di Silvia Salese

Cari amici, vi racconto il perchè di questo strano articolo, che spero possa suscitare interesse anche in voi oltre che alla persona alla quale è dedicato. Qualche mattina fa mi sono recata nella farmacia più vicina a dove abito. Non che sia una cliente abituale, è vero, ma ci sono andata volentieri con il dichiarato obiettivo di acquistare una cosa semplice, o almeno così mi sembrava, che nella mia mente poteva comportare i tre comunissimi step di un equo scambio commerciale: sorriso+saluto – acquisto – saluto+sorriso. Eppure no, niente è così scontato come sembra.
Ignara di cosa potesse accadere, la mia richiesta – basata su banali fermenti lattici – è stata la seguente: una o due confezioni per una persona adulta che vuole ristabilire la sua flora batterica? ecco allora che è seguito una specie di interrogatorio sul come e sul perchè mi servissero. Io, che non sono abituata alle domande perchè parto dal presupposto che in genere alle persone, degli altri, non gliene importa niente, ho farfugliato qualcosa di sommario, evitando di dichiarare troppo chiaramente il motivo soggiacente alla mia richiesta (e cioè – a somme righe – che credo che in questo momento, considerati alcuni fattori ambientali, costituzionali e fisiologici che mi riguardano, i fermenti lattici vadano bene per me).
La signora evidentemente scandalizzata dalle mie parole prive di precisione, allarmismo e termini medici (devo aver detto qualcosa come: “ho qualche problemino digestivo”, seguito allora da una spiacevole sfilza di domande sulla consistenza dalle mie “realizzazioni” fisiologiche…), si è scaraventata su uno scaffale bianco panna, ha afferrato qualcosa di molto diverso dalle fiale che io avevo in mente e mi ha detto: “dati i sintomi che lei descrive, questo è un prodotto più indicato, contiene anche questo, questo e quest’altro”.
Era già pronta a cliccare sul codice a barre con il rilevatore di prezzo, quando io – a questo punto risoluta e fiera dell’apparente inconsistenza delle mie motivazioni – le ho detto che volevo le fiale e che se i miei sintomi si fossero rifatti sentire avrei accolto il suo suggerimento.
Eviterò – a questo punto – di descrivere cosa alla mia mente sia sembrato di leggere nella sua, in quanto l’esposizione potrebbe essere viziata dalla mia poca tolleranza verso le persone che appaiono piene di sè, specie per quelle vestite con un camice bianco e che si muovono dentro ciabatte sanitarie. Tuttavia una cosa è certa: dopo aver sentenziato un laconico “sono 10 euro” seguito dalla presa della mia banconota, la signora si è dileguata tra i suoi cerusici senza – ahimè – badare a quell’ultima fase di una relazione commerciale (e, se mi consentite, civica), per quanto piuttosto comune: saluto (+ sorriso, ma quello è facoltativo).
Tornata a casa, e sfilate le mie modeste fialette dalla borsa, mi sono chiesta se la signora farmacista creda che in questa vita ci sia ancora qualcosa da imparare, se il dubbio ancora riesca ad affacciarsi nella sua vita professionale, se ogni tanto ritenga essere utile ascoltare con tutti e cinque sensi (sempre che sia sfornita del sesto) e se talvolta ammetta che forse, per disgrazia, qualcuno dei suoi clienti possa sapere meglio di lei che cosa gli serva. D’altronde, ho anche pensato, lei non sa né come mi chiamo, né come sto, né se mi piace il peperoncino nella salsa di pomodoro.
Mentre riponevo la verdura nel frigo (prima di passare dalla farmacia ero stata al mercato), le mele gialle sembrano avermi suggerito una serie di scoperte (o ri-scoperte, come volete) della medicina scientifica in merito alla nostra concezione di salute e malattia, e ancora un pò infastidita dal piccolo fatto accaduto, mi sono chiesta se la signora della farmacia le conosca. E, se le conosce, come mai ha avuto un atteggiamento del genere.
Ecco allora che le dedico le poche righe qui di seguito. Spero di poterle condividere con lei quando e se dovessi ritornare per la seconda scatola (la mia domanda “delle scatole” è infatti rimasta insoluta). Chissà che non servano per ascoltarci di più e assillarci di meno.
1-    Le persone affette da ipertensione arteriosa volgono le spalle ai farmaci
Ce lo dicono Kevin J. Woolf e John Bisognano dell’Università del Rochester Medical Center: sempre più pazienti stanno costringendo i medici a somministrare nuove cure voltando rifiutando farmaci convenzionali. Sembra che siano piuttosto utili a tal proposito il coenzima Q10, dalle proprietà antiossidanti, il potassio, l’estratto di vischio utilizzato nella Medicina Cinese, e quello di biancospino. La richiesta è quella di una cura che coinvolga lo stile di vita, piuttosto che il legame ad una pillola per il resto dei propri giorni.
Pubblicazione su The Journal of Clinical Hypertension, Nondrug Interventions for Treatment of Hypertension, 25 Agosto 2011.
Articolo intero su http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1751-7176.2011.00524.x/full
2 – Una mela al giorno toglie l’infarto di torno
Ce lo dice uno studio condotto per 10 anni su più di 20.000 adulti dell’olandese Wageningen University. Già: il rischio di avere un ictus si riduce del 9% ogni volta che mangiamo 25 grammi di frutta bianca e verdura, e visto che in media una mela pesa 120 grammi, mangiarne una al giorno dimezza quasi la probabilità.
Wersching H., An apple a day keeps stroke away? Consumption of white fruits and vegetables is associated with lower risk of stroke, Stroke 2011; DOI: 10.1161/STROKEAHA.111.626754.
Articolo completo:
http://stroke.ahajournals.org/content/early/2011/09/15/STROKEAHA.111.626754.full.pdf+html?sid=147cd264-f877-4a94-8141-961153ad278d
3 – L’aspirina non è così innocua
Anche una dose minima di 75 mg al giorno può causare sanguinamento dello stomaco e ulcere, peggio se associato ad altri farmaci, come quelli per il cuore o anticoaugulanti.  Ce lo dicono i ricercatori dell’University Hospital Lozano Blesa a Zaragoza, Spagna.
Fonte: Angel Lanas, Ping Wu, Jennie Medin, Edward J. Mills, Low Doses of Acetylsalicylic Acid Increase Risk of Gastrointestinal Bleeding in a Meta-Analysis, Clinical Gastroenterology and Hepatology, 2011; 9 (9): 762 DOI: 10.1016/j.cgh.2011.05.020.
4 – Analgesici e tumori renali
L’utilizzo di analgesici può aumentare il rischio di tumori ai reni e, per essere più precisi,  all’incirca del 51% (fino a valori ancora più alti in proporzione all’uso che se ne fa e al tempo da cui li si assume). La ricerca è stata svolta su 77.525 donne su 49.403 uomini. Considerando che molti analgesici possono essere acquistati senza prescrizione medica possiamo solo dire una cosa: attenzione!
Fonte: E. Cho, G. Curhan, S. E. Hankinson, P. Kantoff, M. B. Atkins, M. Stampfer, T. K. Choueiri, Prospective Evaluation of Analgesic Use and Risk of Renal Cell Cancer, Archives of Internal Medicine, 2011; 171 (16): 1487 DOI: 10.1001/archinternmed.2011.356.
5 – Un farmaco tira l’altro
E per finire in bellezza… attenzione all’abuso di farmaci. Anche la ricerca medica si è accorta che esiste una specie di circolo vizioso connesso al consumo di farmaci. Ad esempio una persona affetta da artrite prende un anti-infiammatorio e subito dopo un inibitore della pompa protonica per contrastare gli effetti negativi del primo sullo stomaco. La combinazione dei due però danneggia l’intestino, e così si renderà necessario un terzo farmaco. Ecco allora che l’uso dei probiotici potrebbe essere una scelta fruttuosa e meno dannosa, suggeriscono i ricercatori.
Fonte: John L. Wallace, Stephanie Syer, Emmanuel Denou, Giada de Palma, Linda Vong, Webb McKnight, Jennifer Jury, Manlio Bolla, Premysl Bercik, Stephen M. Collins, Elena Verdu, Ennio Ongini, Proton Pump Inhibitors Exacerbate NSAID-Induced Small Intestinal Injury by Inducing Dysbiosis, Gastroenterology, 2011; DOI: 10.1053/j.gastro.2011.06.075.
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5 risposte a 5 notizie dedicate alla mia farmacista – di Silvia Salese

  1. L'Hacker ha detto:

    E’ ciò che prova chi ha una determinata ‘sensibilità’ e determinate ‘conoscenze’. Un bellissimo e avvicente articolo che racconta voglia di giustizia, diritto di decidere della propria vita e stima nel proprio cervello, con umanità e franchezza. Grazie.

  2. Ziko ha detto:

    Ciao, sono capitato qui per caso (tramite link da altro sito).
    Ho letto che il tuo problema è quello della flora batterica intestinale, e che pensi di risolverlo con i fermenti lattici.
    Ora, io non so quale sia la tua alimentazione, ma per ristabilire la flora batterica intestinale non c’è affatto bisogno di fermenti lattici bensì di un’alimentazione sana.
    Del resto, la flora batterica viene alterata (il termine “tecnico” è “disbiosi”) proprio da una cattiva alimentazione (ad esempio i cibi di origine animale o lo zucchero concorrono in gran misura nell’alterarla) oppure dall’utilizzo di farmaci.
    Ti lascio qualche link che penso ti possano interessare e che spero ti possano aiutare. Ciao!

    http://valdovaccaro.blogspot.com/2010/03/normalizzazione-della-flora-batterica.html

    http://valdovaccaro.blogspot.com/2010/09/divorzio-dalla-disbiosi-e-dalle.html

    http://valdovaccaro.blogspot.com/2010/10/proteinomania-e-disbiosi-intestinale.html

    • spaziomente ha detto:

      Gentilissimo, grazie, tuttavia non penso di avere problemi di salute – almeno per il momento – e questo in linea generale. Inoltre sono vegetariana, non mi piacciono i dolci e non utilizzo farmaci di alcun genere. Il motivo della mia scelta era un altro, come grazie ugualmente. 🙂 ciao! (sorriso + saluto anche per te!) silvia

  3. Pingback: Test(amento) di ingresso a medicina: muore la sensibilità e il buonsenso – di Silvia Salese | Spaziomente blog

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