Il potere inespresso della mente: placebo e distrazione (I parte)

Effetto placebo, ovvero quella reazione benefica dell’organismo che non si manifesta grazie alla somministrazione di principi attivi di tipo farmacologico ma fondamentalmente in associazione all’aspettativa di miglioramento o guarigione delle proprie condizioni. In pratica: se ho l’emicrania e mi aspetto che questa pillolina blu possa farmi bene, è possibile che il dolore mi passi, anche se la pillolina in realtà fosse composta di solo zucchero. Lasciando ad altre fonti la spiegazione di quel poco che si sa del placebo e del suo funzionamento (segnalandovi, tra gli altri, questo articolo), vorremmo da oggi concentrarci su alcuni studi, alcuni recentissimi e altri meno, che mettono in luce qualche elemento in più di questo straordinario e misterioso fenomeno. D’altronde si tratta di una potenzialità inespressa della nostra mente, e precisamente quella di mandare specifici comandi all’organismo in assenza di interventi o mediatori esterni. Vale la pena approfondirlo, quanto meno per “conoscerci” meglio.
Allora, il primo studio che vorremmo segnalarvi è davvero fresco-fresco. Si tratta di un articolo scritto da Jason T. Buhle, Bradford L. Stevens, Jonathan J. Friedman e Tor D. Wager dal titolo Distraction and Placebo: Two Separate Routes to Pain Control (Psychological Science, 2012).
Gli autori partono dal presupposto che mentre il placebo agisce grazie ad un’aspettativa di sollievo, la distrazione – che anch’essa può alleviare il dolore – opera mantenendo la mente occupata (motivo per cui mentre stiamo facendo un discorso pubblico e abbiamo il raffreddore, è facile non avvertire l’esigenza di soffiarsi il naso fino a quando non abbiamo terminato l’incontro).
Bene. A questo punto i teorici dell’Università del Colorado Boulder si sono chiesti se ci fosse una correlazione tra i due effetti, ovvero se i processi cerebrali coinvolti nei due casi fossero gli stessi (proprio come il neuroimaging sembrava suggerire nel mostrare il coinvolgimento della corteccia prefrontale dorsolaterale). Sembra di no.
Mediante un esperimento, gli studiosi sono riusciti a ridurre il dolore sia somministrando dei placebo che dei compiti di memoria di lavoro piuttosto difficili. Utilizzati entrambi, placebo e distrazione hanno agito sommando i loro effetti, riuscendo quindi a diminuire il dolore percepito in modo considerevole. Dunque, siamo probabilmente di fronte a due meccanismi cerebrali differenti.
Ma procediamo con ordine. Il dolore sui 33 volontari veniva provocato attraverso una placca di metallo calda appoggiata sulla loro pelle. In una prima sessione la placca venne usata per calibrare la soglia di percezione del dolore di ognuno dei partecipanti. Nella seconda sessione ad alcuni di loro venne applicata una normale crema dicendo loro che si trattava di un potente ma innocuo analgesico, mentre agli altri fu detta la verità. Il gruppo-placebo fu sottoposto sia a delle prove di valutazione del calore (e del dolore) della piastra di metallo che alle prove mnemoniche. Nella terza sessione accadde la stessa cosa ma al gruppo non-placebo.
Risultato: sia con il solo placebo che con placebo e compiti di memoria, i partecipanti hanno riferito di sentire meno dolore, conducendo all’evidenza, nel secondo caso, che i due effetti si erano sommati l’uno all’altro, senza creare interferenze.
A cosa fa pensare tutto questo? Innanzi tutto alla possibilità di un’analgesia combinata attraverso placebo e distrazione, senza l’intervento quindi di analgesici chimici (dai ben noti effetti collaterali). Poi, certamente, al fatto di avere davvero ancora tanto da imparare sulla nostra mente e, non ultimo, di essere corredati realmente della possibilità di far fronte al dolore. Mica male, non trovate?
Se la risposta è affermativa, potrebbe interessarvi anche questo articolo:
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4 risposte a Il potere inespresso della mente: placebo e distrazione (I parte)

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  2. sebastiano mancin ha detto:

    LA MENTE È PIÙ FORTE DEI GENI!!!!!!!!!! A chiunque interessi questo argomento si legga “LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE – Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula” di Bruce H Lipton.

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