Insegnanti, stiamo uccidendo la creatività? – di Silvia Salese

Cari amici, devo confessarvi che oggi – nonostante mi aspettasse un consiglio di classe su un progetto piuttosto… tosto (perdonate il gioco di parole) – mi sentivo di buon umore. In auto ho ascoltato una conferenza di Ken Robinson, il famoso esperto di educazione britannico, che mi ha davvero entusiasmata: “La scuola uccide la creatività”. Ho pensato ad alcune cose che avrebbero potuto migliorare il mio rendimento da docente in tutti i casi in cui mi vengono affidati dei ragazzini in età scolare, nuovi elementi per mettermi in discussione, nuove idee, considerata l’evidenza che – secondo me e per quanto mi riguarda – quando non riesco a trasmettere qualcosa ai miei alunni sono io a dover imparare a giocare nuove carte, non certo loro.
Armata delle migliori buone intenzioni, avevo intenzione di portare questo “sentimento” al collegio, e confrontarmi con i miei colleghi in proposito. Il mio intervento, uno dei primi mio malgrado, ha avuto la risonanza di una lattina che cade dalla finestra del piano terra: nulla. Suppongo di essermi fatta anche la figura della “psicologa” (intesa, chiaramente, nell’accezione più drammatica possibile): quella della mentalona alla quale va tutto bene e che ha tempo di inventarsi delle stravaganze perchè tanto si occupa di orientamento e motivazione, non di matematica e di scienze. “Si”, ha detto un collega che ho avuto il piacere di conoscere oggi pomeriggio, “ma io poi alla fine dell’anno devo dare i voti”. Pacifico.
Dagli interventi che ho avuto modo di ascoltare, con curiosità devo dire, ho capito che il mio punto di vista è suonato come quello di chi (al pari di ogni mentalone) non si preoccupa della disciplina ma che sventola come vessillo educativo un insignificante “volemose-bbene” privo di spina dorsale. Non ho spiegato che in realtà i miei alunni (che sono anche i loro), se non osano tirare fuori un cellulare o un mp3 nemmeno per scherzo, lo devono al fatto che – nonostante io sia psicologa – non sono esattamente una fessacchiotta.
Quando dico ai miei colleghi che se l’insegnante ha un obiettivo (ad esempio, essere rispettato), deve innanzi tutto cambiare se stesso in funzione di quell’obiettivo (ad esempio, chiedersi quanto lui rispetta la sua classe), non sto dicendo una roba che ho letto in qualche manuale all’Università e che mi è ritornata in mente perchè si è incastrata nella mia memoria a lungo termine (e poi, sui libri universitari, non ci sono scritte cose così utili): sto parlando di una strategia che io stessa, nei momenti di maggiore disperazione (si, anche gli psicologi si disperano) ho dovuto mettere in atto, e che funziona. Si, funziona! Il solo modo che mi è servito per far spegnere loro i cellulari in classe, è stato tirare fuori il mio e spegnerlo, platealmente, davanti a tutti. Banale, ma efficace.
“Non sono dei ragazzini… normali”, si sente dire talvolta. E chi lo è? chi va bene a scuola, poi va all’università e diventa un accademico? nonostante il mondo sia pieno di accademici, non mi pare che il nostro pianeta sia un’isola felice, o no?
Vi lascio al discorso di Robinson, che per un attimo mi ha fatto sperare che potessimo parlare, oggi, di qualcosa di diverso. Ma no, dobbiamo dare i voti. Pacifico.
(Se anche voi siete “anormali”, potrebbe interessarvi anche: Alexander Neill: educazione e conoscenza di sè.)

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5 risposte a Insegnanti, stiamo uccidendo la creatività? – di Silvia Salese

  1. EpiNeo ha detto:

    Cara Silvia,
    posso tornare indietro di 30 anni e averti come insegnante? 🙂
    Quando ero ragazzo e andavo a scuola pensavo spesso di essere dall’altra parte, da quella dell’insegnante, e giocavo nella mia mente a creare qualcosa che potesse essere partecipazione creativa e piacevole alla didattica, e non un qualcosa da subire, peraltro di noioso.
    Spero che tu riesca a rinnovarti e a rinnovare il sistema, te ne saranno grati i ragazzi in primis, ma anche genitori.
    Ciao!

    • spaziomente ha detto:

      Grazie EpiNeo, grazie mille. Ci proverò, anche perchè le lezioni tradizionali, spesso, annoiano persino me mentre parlo! 😉

      • EpiNeo ha detto:

        Ho sentito Robinson, bellissimo il suo discorso!
        Tra l’altro questa mi sembra una meta informazione, nel senso che parla di come sviluppare un nuovo concetto di educazione, tra i cui punti posso ipotizzare ci sia proprio il coinvolgimento di chi impara. Parlandone, argomento che potrebbe anche essere noioso se trattato in un certo modo, lui ha saputo già applicare un metodo di esposizione divertente ma non per questo meno serio nei contenuti. Certo non si ferma a questo aspetto la rivoluzione dell’educazione, però è già un punto positivo.
        Ciao!

      • spaziomente ha detto:

        Si, sembra anche a me che offra degli esempi piuttosto importanti: si diverte, non si pone al di sopra di ascolta, utilzza le emozioni per comunicare. Credo che darò un’occhiata ai suoi lavori, credo ne possa valere la pena in termini di ispirazione.

  2. Pingback: Una nuova educazione? serve anche il tuo aiuto – di Silvia Salese | Spaziomente blog

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