Sopravvivere alla persecuzione della propria ZNP – di Silvia Salese e Luca Bertolotti

La ZNP – meglio conosciuta come Zona di Non Problemi – è quell’area oscura e inquietante della nostra vita di cui proprio non vogliamo occuparci, una stanza buia che preferiamo tenere chiusa, innanzi tutto a noi stessi, per timore di vederne uscire una quantità di fatti, questioni e situazioni che richiederebbero una soluzione, o anche solo un po’ di considerazione per essere rimesse in sesto e per evitarne un inevitabile peggioramento. Terribilmente difficile e scomodo, molto meglio sederci in poltrona, fare un giro al centro commerciale oppure organizzare l’ennesima, insana giornata tra ZNPielliani (sostenitori del mantenimento e rigonfiamento della ZNP), spesso un rimedio sicuro ed efficace per parlare di tutto e non parlare di nulla allo stesso tempo,  rintontendoci di frasi vuote, luoghi comuni, giudizi infondati. Un buon artificio distraente che permette di mantenere al sicuro il nostro traballante status quo.
Sì, facciamo bene, benissimo a non occuparci della nostra ZNP. Se osservata, potrebbe rivelarci un mare di fatti riguardanti noi stessi che richiederebbero, tutti, un sincero e spietato esame di coscienza. Lo sanno bene quelle coppie (in)felici che pranzano ogni Domenica in un ristorante diverso e che, per chissà quale motivo, non provano più la minima gioia nel trascorrere del tempo insieme, soli. Meglio non pensarci però, e tantomeno parlarne: forse un buon bicchiere di vino spazzerà via quella malinconia di fondo rimediando all’inevitabile affievolirsi del sentimento (ah sì! la ZNP si nutre anche di luoghi comuni).
Lo sanno bene anche quei professoroni, dotti uomini e donne di cultura, che nel rimpinzarsi di consensi e sguardi di ammirazione sperano di dimenticare lo sfacelo della vita, un insidioso travaglio quando ad occuparsene è solo la propria testa (nel senso più “cerebrale” del termine).
Anche diversi politici lo sanno, e numerosi uomini d’affari, che per un cospicuo numero di anni utilizzano il potere e l’opulenza per non guardare quanto siano vuote le loro idee, prive di spina dorsale perché prive di pratica, o quante persone si avvicinino a loro per interesse (sopportandoli, ovviamente, in tutti i loro deliri di grandiosità), non certo per quel fascino pulito e carismatico che tanto hanno invidiato nei personaggi idolatrati da bambini.
La Zona di Non Problemi, quando affrontata vis a vis, potrebbe però indicarci delle interessanti resistenze e paure che nutriamo nei confronti della vita e del nostro prossimo. Se guardiamo bene, affrontare la ZNP significherebbe inaugurare per davvero una strada di reale conoscenza di sé, un percorso spirituale, magari.
Tuttavia la storia insegna che anche molti psicologi, pazienti di psicologi, presunti guru e allievi di presunti guru se ne guardano bene. Come dire… siamo tutti fighi (perdonate il termine tecnico) quando ci ritroviamo a consigliare a qualcun altro la strada che conduce al “paradiso”, ma lo saremmo proprio molto meno se quella stanza buia ci ricordasse tutte le persone alle quali abbiamo tolto il saluto, quei pazienti ai quali abbiamo mostrato un lato terribilmente falso di noi stessi (ah già… era per loro…), tutte le scuole e le tradizioni iniziatiche di cui abbiamo parlato male (la nostra è senza dubbio la migliore…), tutte le volte che abbiamo dichiarato di essere illuminati e, dopo 10 minuti, abbiamo tirato un ceffone a nostro figlio.
Allora, per evitare di conoscere così a fondo noi stessi, rischiare di investire tempo ed energie per occuparci del reale rapporto che abbiamo con gli altri, con il cibo, con la salute, con i soldi o con il lavoro, ecco alcuni semplici consigli di sopravvivenza alla persecuzione della ZNP:
– Se siete insegnanti e rischiate di scoprire di non riuscire a gestire una classe o, ancor peggio, di nutrire una profonda rabbia verso i vostri allievi, potete appellarvi alla degenerazione sociale, alla crisi della famiglia e ai pochi strumenti che vi vengono dati dalle istituzioni. Chi potrà darvi torto? No, non dovete mettervi in discussione voi: tutto il resto del mondo dovrebbe farlo.
– Se siete persone (economicamente) ricche e, sulla soglia dei 50 o 60 anni, scoprite di essere terribilmente infelici, aprire quella porta potrebbe condurvi alla constatazione di aver investito, semplicemente, su cose di dubbia rilevanza esistenziale. Se avete paura di dirlo a voi stessi e di cambiare improvvisamente rotta, potete sempre decidere di andare a vivere dall’altra parte del mondo senza minimamente cambiare voi stessi e i criteri sui quali avete basato la vostra relazione con gli altri: le vostre necessità e i vostri desideri sempre e costantemente al centro. Potrebbe funzionare: volete mettere quante distrazioni può offrire l’Australia? E per quanto tempo il vostro intontimento potrebbe durare?
– Se la Zona di Non Problemi riguarda il rapporto con il vostro o la vostra partner, cercatevi un lavoro piuttosto lontano da casa, anzi, lontanissimo. Meglio se sono previste delle frequenti trasferte. Oppure un lavoro che potrà sempre giustificare un rientro a casa all’ora beata, stanchi e un po’ nervosi; chi mai si oserà a rompervi le scatole in quelle condizioni? E poi, si sa, l’”amore” è nutrito dalla lontananza… (non dimenticate mai un pizzico di luoghi comuni dopo la cottura).
– Quando la vostra ZNP diventa opprimente (si, potrebbero esserci dei periodi in cui viene reclamata la vostra attenzione più che in altri…), fingetevi pensierosi e depressi per motivi esistenziali. Potreste addurre la vostra angoscia, ad esempio, a qualche banalità cosmica (come non avere più tempo per giocare con il vostro bambino o per leggere e studiare, quando però in passato non ve ne è mai fregato nulla), oppure ad un più generico vuoto esistenziale sul quale preferite non parlare (e in effetti, cosa mai si potrebbe dire sul “vuoto”?). Solo Dio può capirvi, tutti gli altri sono solo babbani impiccioni.
– Più la vostra ZNP è abbondante e più vale la pena stordirvi: andate al cinema (emozionandovi magari per qualche film demenziale in cui potrete identificarvi con l’eroe del momento, dimenticandovi per un paio d’ore di voi stessi), accendete la radio a manetta, bevete senza ritegno, fumatevi qualsiasi cosa, riempite le vostre case di gente interessata al calcio sopra ogni altra cosa: più lo farete, meno rischierete di ritrovarvi di fronte a quella porta.
– Se la vostra ZNP è nutrita, ad esempio, da sensi di colpa verso qualcuno, evitatelo come la peste. Potrete sempre giustificare la vostra scelta appellandovi a qualche, inevitabile, errore o gaffe commessa in passato da questa persona: chi non ne ha mai fatti? Oppure rimuovete ogni traccia di memoria con una terapia di auto-ipnosi.
– In ultimo, se frequentate persone che desiderano invece far luce su ciò che oscura la loro vita, rendendo la loro esistenza un’affascinante avventura, per nulla ordinaria né tantomeno tranquilla, cambiate compagnia: non si sa mai che persone del genere possano contagiarvi oppure (orrore!) aiutarvi ad aprire la vostra porta. Cercate di circondarvi di persone che temono come voi la ZNP e che non si sognerebbero mai di darvi una mano sincera per aiutarvi a fare più chiarezza nella vostra vita, di persone che sarebbero disposte a perdere l’amicizia, piuttosto che rischiare di crearne una vera.
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3 risposte a Sopravvivere alla persecuzione della propria ZNP – di Silvia Salese e Luca Bertolotti

  1. EpiNeo ha detto:

    Conoscevo la ZTL ma la ZNP proprio no! 😀
    Riflettendoci, io un po’ mi diverto a frequentare la stanza buia. Parto dal presupposto che molto spesso la sofferenza ci fa evolvere, quindi ben venga. Poi comunque da molti anni ho deciso di prendere “pillole rosse” a manetta, con qualche effetto collaterale ovviamente, però alla fine penso sia meglio. Certo che sicuramente nella mia stanza buia che frequento c’è un’altra stanza buia in cui non entro….. eh ma scusate se è buio come faccio a vedere dov’è la porta?!? 😛 😀 😉

    • spaziomente ha detto:

      Per quanto mi riguarda, e per come riesco a farlo, frequentare la stanza buia e affrontare la Zona di Non Problemi, è l’unica cosa sensata che io possa fare. Per quanto riguarda la sofferenza che ne deriva, come dici tu, dipende… credo che a volte vedere delle cose di noi stessi che non ci garbano tanto faccia soffrire solo perchè ci mettiamo un giudizio immenso sopra, senza considerare che chi siamo veramente – al di là delle stanze che ci caratterizzano – non lo sapremo mai se prima non facciamo le “pulizie di primavera”! Vero, è tutto buio, ma finché non attraversi quella stanza, come fai ad escludere che dall’altra parte della parete non ci sia una finestra? 😉 Un caro saluto, Silvia.

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