Sul dare, prendere ed essere felici: l’esempio di Heidemarie Schwermer

“(…) Una parte essenziale della qualità della vita, che ho guadagnato da questo scambiare e condividere, sono i molti contatti che ho stabilito con persone diversissime. Questi contatti sono estremamente più intensi di quelli degli anni in cui a regolare la vita quotidiana erano i soldi, e le amicizie venivano coltivate solo nel tempo libero. Senza soldi, nel rapporto con gli altri accade qualcosa di nuovo. Tutt’a un tratto i contatti diventano importanti per sopravvivere. Bisogna impegnarsi “anima e corpo”.
Una ricerca, che un gruppo di scienziati ha svolto per sapere quali siano i paesi in cui le persone sono più felici, ha dato risultati incredibili: stati poverissimi, in cui avviene la maggior parte delle catastrofi naturali, dispongono statisticamente della felicità più grande. I ricchi tedeschi si collocano tra gli ultimi dieci su un totale di cinquanta paesi analizzati. Ciò significa che le persone che possiedono poco tendono a stringersi fra di loro e ad aiutarsi reciprocamente perchè per loro non c’è altra soluzione; come successe a noi nei primi anni del dopoguerra, fintanto che tutti tornarono ad avere la loro casetta e il loro conto in banca.
(…) Non si tratta di essere poveri o ricchi, infelici o felici; il punto, invece, è questo: creare delle relazioni, in cui i singoli individui possano vivere in modo sensato e autentico, tra dare e prendere, attività e passività, lavorare e riposare, agire e riflettere (meditare). Questo approccio olistico è il principio di un’epoca nuova.
Per me è già cominciata, e ciò dipende meno dal fatto che io rinunci completamente ai soldi, quanto piuttosto dalle conseguenze che ne derivano, dalla possibilità, cioè, di poter fare in ogni momento quanto mi sembra necessario. Nel nostro normale mondo del lavoro questa non è una cosa possibile. Quale capoufficio si metterebbe a concedere a un impiegato tre giorni per meditare? Oppure quale azienda assumerebbe di tanto in tanto un disoccupato per una giornata? No, l’economia consce solo l’aut-aut che fa ammalare, limita, crea dipendenze.
Ma noi cosa possiamo fare, mi chiederete. Fare tutti a meno dei soldi per acquisire nuove libertà? Non sarebbe certo una soluzione. L’unica cosa che ci può far andare avanti, ciascuno per sé, è cambiare mentalità. Diventare attivi. Crescere. Trovare la pace interiore.”
Tratto da Heidemarie Schwermer, Vivere senza soldi, Terra Nuova, Firenze, 2007, pgg. 110-111.
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