Dieta e disturbi psichici? Si, anche…

Non iniziano a diventare pesanti tutte quelle lagnanze di genitori ed insegnanti che criticano il sistema attuale, privo di morale e valori, additato come foriero dei principali problemi arrecati ai (e dai) giovani di oggi? Come consueto, ci chiediamo cosa ci stiamo a fare noi, così a bravi ad individuare le cause del disagio, se non riusciamo per primi a dare un esempio diverso, di decisa controtendenza, ai ragazzini “incontrollabili” che ci capitano a tiro (e che spesso sono svegli, di lucida intelligenza ma semplicemente stufi di noi adulti).
A parte la nostra insofferenza, mista ad un senso di impotenza verso alcuni “grandi” che vorrebbero essere un faro nella nebbia (e che invece sono la nebbia che oscura il faro) vorremmo proporvi di riflettere su una semplice questione, quotidiana, reale, e che potrebbe fare una considerevole differenza: le pietanze sulla nostra tavola, quelle che condividiamo con i nostri figli. No no, un attimo, non diamo subito la colpa a ciò che i ragazzi mangiano fuori da casa: i gusti e le abitudini si formano strada facendo, e sono anche una questione di educazione e di relazione con i genitori. La faccenda meriterebbe un discorso a parte in effetti, ma proseguiamo ugualmente.
Ci siamo già occupati di alimentazione in varie sfaccettature, buttando qua e là qualche stimolo che, nella nostra vita pratica, ha contato e conta tutt’ora molto. Troverete i link di approfondimento al fondo dell’articolo.
L’impressione è che molti di noi abbiano perso il buonsenso, a partire appunto da ciò che immettiamo nel nostro organismo almeno due volte al giorno. Come la storia insegna, quando la saggezza sembra perduta ci si appoggia a fonti esterne chiamate a ri-insegnarci e ri-educarci ad un utilizzo costruttivo delle nostre aree corticali: ed ecco che nasce la scienza. Zigzagando su internet, concentrandosi su fonti attendibili, non possiamo che sorprenderci. Ci viene in mente, ad esempio, un articolo pubblicato su Plos One nel 2011 (link), sintesi di una ricerca enorme sull’alimentazione degli adolescenti e la correlazione con i più comuni disordini mentali del nostro tempo. Una ricerca importante in effetti, considerando il fatto che tre quarti dei disordini psichiatrici emergono durante l’adolescenza o la prima età adulta. In particolare, in quello studio vennero coinvolti 3040 adolescenti australiani, tra gli 11 e i 18 anni, e raccolti i loro dati prima nel 2005-2006 e poi nel 2007-2008. Le abitudini alimentari positive o non positive, vennero messe in relazione con i risultati ottenuti dalla scala emozionale misurata dal test PedsQL (Pediatric Quality of Life Inventory). I risultati più alti misero in luce una salute mentale migliore nei ragazzi che, non a caso, assumevano quotidianamente una dieta migliore e più salutare rispetto a chi aveva ottenuto punteggi più bassi del PedsQL.
Una considerazione naturalmente condivisibile degli autori, è che nelle ultime decadi si è registrato un forte decremento nel consumo di frutta, verdura e prodotti caseari a favore invece di snack, cibi prodotti dai fast food e bevande zuccherate. Ovvio? Evidente? Scontato? Bene, e allora piantiamola di assecondare la nostra povertà alimentare – e cognitiva – giustificando l’obesità e  l’iperattività della creatura che stiamo crescendo (“poverino, non mangia niente e ingrassa: è un problema di tiroide…”, “è tanto nervosa e si sfoga mangiando, come facevo io alla sua età…”, “non sta mai fermo, tutto suo padre!”).
Oltre ad un buon esame di coscienza, consideriamo che – tra gli altri – le fibre, il magnesio, il selenio, lo zinco, le vitamine del gruppo B e i polifenoli sono di per se stessi degli agenti che contrastano i disturbi depressivi in quanto modulatori dello stato redox (il risultato dell’attività di sistemi enzimatici tra loro correlati, che controllano finemente il livello delle specie reattive dell’ossigeno formate durante i processi metabolici – link) e delle funzioni immunitarie.
Come se non bastasse, è stato pubblicato recentemente uno studio condotto dal Nutrition Department della Benedictine University dell’Illinois (link) che completa quanto riferito sopra: l’adozione di una dieta vegetariana da parte degli onnivori migliora il tono dell’umore (anche se, onestamente, questo studio sembra un po’ “poverello”: solo 39 persone coinvolte per un periodo di 15 giorni… forse non basta per giungere a conclusioni forti).
Un’ultima riflessione. Personalmente, non crediamo che i problemi psichici, i disturbi dell’umore e la sensazione – per sua natura, molto variabile e sottoposta a continue oscillazioni – di contentezza e felicità, possano essere “risolte” e monitorate dalla sola alimentazione. La psiche, le emozioni e i comportamenti che ne derivano, sono questioni troppo complesse per poter essere ridotte ad epifenomeni e ricondotte alle sole scelte nutrizionali. Ok, detto questo però, possiamo escludere che queste ultime non ne abbiano un’influenza? Che – oltre ad essere un elemento importante per la nostra salute – non abbiano di conseguenza anche un effetto sulla nostra psiche? No, noi non ce la sentiamo. E poi, da qualche parte bisogna pur iniziare…
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8 risposte a Dieta e disturbi psichici? Si, anche…

  1. valter ottello ha detto:

    son quasi tutti fusi ………… neppure hanno il buon senso sulla parola > PREVENZIONE ……………

  2. Masque ha detto:

    Bel post e segnalazioni. 🙂
    Lo rebloggo.

  3. Masque ha detto:

    Reblogged this on Il neurone proteso.

  4. parkadude ha detto:

    “I risultati più alti misero in luce una salute mentale migliore nei ragazzi che, non a caso, assumevano quotidianamente una dieta migliore e più salutare rispetto a chi aveva ottenuto punteggi più bassi del PedsQL.”

    Confesso che non ho (ancora) letto l’articolo, ma giusto per essere pignolo, la prima cosa che mi è venuta in mente è: la correlazione potrebbe essere rovesciata, del tipo “mancanza di autodisciplina, squilibrio” – “dieta sbilanciata, indulgenza negli snack etc”

    • spaziomente ha detto:

      Se non ho capito male la domanda, la risposta potrebbe essere questa, contenuta nell’articolo stesso: “Multivariable linear regression analyses also examined the relationship of diet quality in 2005–6 to PedsQL scores in 2007–8. In these longitudinal analyses, variables sequentially adjusted for included PedsQL scores at baseline, in addition to those previously documented. In order to examine the issue of reverse causality, we also examined PedsQL scores at baseline as a predictor of diet quality at time 2. We used the dietary scores at time two as the outcome variables in linear regression analyses, with PedsQL scores at baseline as predictors. Diet quality at baseline was adjusted for, in addition to other listed variables. In final analyses, the variable accounting for change in PedsQL scores was regressed on change in dietary scores. Variables, including those previously tested, as well as change in BMI; change in PA; and both PedsQL scores and diet quality scores at baseline, were also adjusted for. Final analyses included both Healthy and Unhealthy diet scores as continuous predictors of PedsQL scores in the same model, to test the independence and relative contributions of these constructs. This was done for both cross-sectional and prospective analyses.”

  5. EpiNeo ha detto:

    Nella mia vita ho sempre avuto problemi intestinali. Disbiosi in particolare, per varie ragioni che non sto a spiegare. Per quanto è nella mia esperienza, che è ovviamente singolare, posso dire che sicuramente lo stato dell’intestino e la psiche sono strettamente correlati. Posso citare che quanto più cibo fermenta nell’intestino quanto più tenere a bada la mente e i pensieri diventa difficile, e quanto aumenta invece la capacità di meditazione durante un digiuno. Posso citare l’ultima volta che ho preso antibiotici (un po’ di anni fa) che mi hanno lasciato depresso, quasi come un suicida, con pensieri bruttissimi e tristissimi per almeno un mese. Posso citare le innumerevoli volte che mi sono sentito particolarmente giù di morale e depresso, e puntualmente il giorno dopo (o qualcosa più) l’intestino dava segni di sofferenza.
    La correlazione c’è. E sicuramente è bidirezionale.
    Poi ovviamente con la forza della mente si può fare ogni cosa, ma se il corpo è pulito, e l’intestino ben corredato da tutta la sua flora in modo equilibrato, è molto più facile.
    A presto cari, ciao! 🙂

    • spaziomente ha detto:

      Grazie a te per aver condiviso qui la tua esperienza. Alla fine dei conti, e al di là di ogni pretesa di scientificità, è proprio quanto tu scrivi a contare realmente: l’aver sperimentato su se stessi – nella pratica – quella che altrimenti rimarrebbe solo una teoria. Speriamo possa essere uno stimolo per tutti. A presto!

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