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Proposta per una nuova categoria diagnostica: sindrome del “Cuore di Pollo” – di Silvia Salese e Luca Bertolotti
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Etichette buonismo, emotività, psicologi, psicologia, Salese e Bertolotti, sindrome da cuore di pollo, sintomi
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Verso una Teoria del Tutto: la fisica di Burkhard Heim
Nei giorni di vacanza lavorativa, abbiamo avuto modo di leggere un bel libro di divulgazione scientifica (grazie Chiara!) dedicato agli appassionati di scienza moderna. Il titolo è, come spesso accade, decisamente audace: “La Fisica di Dio: oltre la fisica dei quanti, una nuova teoria del tutto” di Sabato Scala e Fiammetta Bianchi, edito da Uno Editori.
Il testo si propone di arrivare “al dunque” rispetto alle teorie di unificazione grazie agli studi del fisico tedesco Burkhard Heim (1925-2001) e i collegamenti tra le conclusioni di quest’ultimo con altre teorie inerenti al funzionamento della mente e della realtà fisica.
Come noto, il grande problema delle teorie di unificazione (ovvero il tentativo di riunire le forze fondamentali riconducendole ad una fonte comune) è che la fisica della teoria della relatività e quella della meccanica quantistica sembrano appartenere a sistemi diversi e inconciliabili: la prima si riferisce ad un sistema macroscopico che presuppone uno spazio continuo e meccanismi particellari prevedibili, mentre la seconda presuppone un limite spaziale al di sotto del quale non sia possibile conoscere il comportamento delle particelle che prende in considerazione.
Burkhard Heim elaborò un sistema di rappresentazione basato su una nuova matematica capace di unire le due “fisiche”, teorizzando che il cosmo sia il risultato di infiniti elementi multidimensionali interconnessi. Grazie al paradigma olografico dell’Universo – che afferma che ciò che viviamo e vediamo comunemente non sia altro che una proiezione illusoria di “qualcos’altro” – partendo dagli assunti teorici di Heim, i due autori si spingono dunque oltre l’ovvio per dimostrare (forti di prove matematiche) che quando parliamo di mente, particelle, materia, spazio e tempo, non stiamo parlando di qualcosa di separato, senza possibilità di interconnessione e influenza reciproca, ma di parti di una rete composta da elementi in dialogo tra loro, proprio come il fenomeno dell’entanglement sembrava aver messo in luce già diverso tempo fa.
Di questi argomenti, è vero, se ne parla già da diversi anni: Teoria del Tutto, vuoto quantistico, particelle gemelle, simultaneità, Universo Olografico, coscienza e responsabilità… dunque qual è la novità in questo testo? La novità è che per la prima volta tutti questi elementi appaiono legati tra loro in una forma coerente, “scientifica” nel vero senso del termine, dedicata quindi a tutti i mentaloni che non si danno pace all’idea che tutto ciò che sapevamo fino a poche decine di anni fa è certamente parziale, una fetta della torta (e forse anche la meno intrigante).
Certo, per gli scettici forse non basteranno nemmeno le argomentazioni di Scala e Bianchi, ma tutto sommato chi se ne importa: chi sente vibrare in sè delle informazioni nuove e insolite, non potrà che trarre delle gioiose conferme dal loro lavoro, e certamente questo non è poco.
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Scoperta al supermercato: la carne in vendita una volta era viva!
Grazie alla segnalazione di un’amica (grazie Anita!) ci siamo imbattuti in un simpaticissimo filmato sul web che non possiamo esimerci dal condividere con voi.
In sintesi, il video è una candid camera effettuata in un supermercato in Brasile, dove l’addetto alla macelleria offre in assaggio ai clienti dei ghiotti bocconi di carne di maiale mostrando loro in un secondo momento il processo attraverso il quale riesce a produrli istantaneamente.
Qualche piccolo particolare (non vi diciamo quali per non rovinarvi la sorpresa), rende la questione assai interessante e, permettetecelo, in parte inquietante: chi poteva immaginare che la carne che si acquista al supermercato un tempo fosse appartenuta ad esseri animali vivi e vegeti?
La riflessione sulla coerenza dei nostri comportamenti (in questo caso alimentari) e della psicologia del consumatore fanno davvero pensare… Molto, molto interessante. Forza allora, via al “porcellicidio”!
Inserito in 4 - Psicologia senza frontiere
Etichette animali, candid camera, carne, coerenza, consumatori, psicologia, supermercato, vivi
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Una terapia rivoluzionaria “sotto i piedi”
Cari amici, dopo qualche settimana di latitanza – dovuta al lavoro e a progetti di vario genere – ci ritroviamo oggi incollati al pc per parlarvi di un metodo di cura veramente nuovo, di una semplicità disarmante e così naturale che “più naturale non si può”. Si tratta dell’Earthing, inaugurato negli anni ’90 da Clint Ober.
Procediamo con ordine. Innanzi tutto chi è il signor Ober?
Nel 1990, quando ormai era in pensione dal ruolo di dirigente di una TV via cavo, Clint Ober iniziò a pensare al corpo umano come ad un sistema di connessioni elettriche. Si tratta di quel genere di pensieri – immaginiamo – che quando si impadroniscono di te hai solo due possibilità: annegarli nell’alcool o utilizzarli giocandoti la faccia. Ober ha scelto la seconda strada (meno male…).
Torniamo a noi. Ober (nella foto accanto) per 25 anni era stato testimone dello spettacolare sviluppo dell’azienda per la quale lavorava, che nel tempo fornì una qualità di immagine televisiva superiore alla media. La nitidezza dell’immagine condotta dai cavi veniva garantita da una schermatura che non permetteva ai segnali nè di fuoriuscire, nè di essere disturbati da interferenze esterne. Lo schermo è elettricamente collegato alla terra, in modo da fornire o assorbire gli elettroni e impedire l’accumulo di cariche elettriche nel sistema. Il potenziale della schermatura, uniformato con quello della Terra, protegge e stabilizza così i segnali che scorrono attraverso il conduttore.
Dopo essere andato in pensione, il signor Ober (invece di annoiarsi a morte) ha cominciato a chiedersi come potesse applicare la sua esperienza nell’ambito della TV via cavo al corpo umano. Si rese conto che molte persone portano scarpe con la suola sintetica che isolano i loro corpi dal campo energetico della Terra, il quale non solo stabilizza la TV, ma tutte le apparecchiature elettriche, industriali o domestiche, in tutto il mondo.
Questa presa di coscienza, apparentemente semplice, ha ispirato un’avventura scientifica che ha portato a quella che forse è una delle scoperte più importanti della nostra era nell’ambito della salute.
La superficie terrestre, infatti, risuona con energie naturali e sottili, una sorta di campo elettromagnetico globale. La ricerca scientifica sta testimoniando come il contatto diretto con tale campo abbia degli effetti benefici con la salute. Come? con la “messa a terra” (Earthing appunto) attraverso i piedi nudi, il sedersi o il dormire direttamente sulla superficie terrestre (senza sacco a pelo sintetico…).
L’Earthing infatti rimporta immediatamente il proprio corpo a livello dell’energia, o potenziale, della Terra, con il risultato di sincronizzare l’orologio biologico interno, i cicli ormonali e i ritmi fisiologici, inondando il corpo di elettroni a carica negativa che sono abbondantemente presenti sulla superficie della Terra.
Ecco allora che da più di un decennio, migliaia di persone in tutto il mondo – uomini, donne, bambini e atleti – hanno inserito l’Earthing nella loro routine quotidiana per dormire meglio, per avere meno dolore e stress e un più veloce recupero da un trauma.
“Si” – direte voi – “ma funziona?”. “Proviamo” – risponderemmo noi – “che cavolo stiamo aspettando?”
Intanto queste sono alcune testimonianze trascritte sul sito dell’Earthing Institute (Istituto di ricerca ed attività condotto dallo stesso Clint Ober e dal dottor Gaetan Chevalier insieme ad un’equipe di scienziati):
● Da un professionista della salute a Portland: “A volte, mi imbatto in una svolta autentica nella cura della salute naturale… Un’idea a basso costo facile da applicare, che chiunque può utilizzare a casa, e che è applicabile a tutti, indipendentemente dall’età o dal fisico. L’Earthing rientra sicuramente in questa categoria. ”
● Da un medico a Los Angeles: “Ho dormito meglio adesso che in forse 50 anni.“
● ”Mio marito ha smesso di russare.”
● “Ho assunto un sacco di antidolorifici per dodici anni dopo un incidente. Dormire a terra mi ha consentito di sbarazzarmi del dolore. La mia vita è cambiata profondamente.”
Cosa ne dite, non trovate la questione interessante? noi si, e per questo ne parleremo ancora nel nostro blog. Intanto ringraziamo l’Earthing Institute pubblicamente, e poi, ovviamente, andiamo a farci una bella camminata sul nostro pianeta. Chi viene con noi?
Inserito in 3 - Psiche, soma e dintorni
Etichette Clint Ober, Earthing, Earthing Institute, Gaetan Chevalier, metodo naturale, superficie terrestre, terapia naturale, Terra
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Spiritualità S.p.A (Senza possibili Alternative): un aiuto concreto
Cari amici, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un fenomeno curioso e affascinante. Sembrerebbe proprio che con l’avvento della fisica nucleare e delle straordinarie scoperte della meccanica quantistica si siano rivelati al mondo un sacco di maestri dello “spirito” – o presunti tali – che si ripromettono di aiutarci a realizzare nella nostra esistenza felicità, successo, potere, salute, denaro (è noto infatti che il concetto di spirito sia direttamente collegato all’immagine che si ha di sè e al numero di cose che si possono acquistare in un negozio di grandi marche).
Non solo. Le scoperte dello straordinario mondo dei quanti ha dato la conferma definitiva a numerose scuole iniziatiche sulla veridicità del cammino proposto. Ad asserzioni di tipo filosofico o dogmatico infatti, segue in genere la frase: “lo dice anche la fisica quantistica”. E’ altrettanto risaputo, infatti, che il progresso evolutivo individuale dipenda dal numero di consensi sociali e culturali che può riscontrare, e mai e poi mai – per l’amor del Cielo! – dalla constatazione di aspetti pratici e sostanziali della propria esistenza.
Bene, il folle dell’Associazione Per-Ankh (Le Fou) ci ha regalato negli scorsi giorni un vademecum molto concreto e utile nel caso in cui qualcuno di noi venga colpito dal fulmine della fisica moderna e si accenda spiritualmente. In questo caso, naturalmente, potremmo avvertire il bisogno di dimostrare che la nostra sia l’unica verità possibile (“lo dice anche la fisica quantistica, eh!”), impresa che quindi potrebbe rivelarsi ardua e di difficile posizionamento (non dimentichiamo che la concorrenza è piuttosto alta..).
Ecco allora i 6 punti fondamentali proposti da Le Fou per diventare moderni maestrini spirituali, che riproponiamo qui per l’eleganza e la concretezza dei contenuti. Vedrete: i risultati non tarderanno a farsi sentire! (Articolo originale presente qui).
Un tocco di eleganza nel delineare la natura dell’essere umano, una buona preparazione nozionistica in merito a certe conoscenze di carattere esoterico, il tutto condito con un pizzico di scienza moderna, quel giusto sguardo misterioso di chi la sa più lunga, quella velata ironia di sufficienza nei confronti di altre dottrine o filosofie, la totale mancanza di auto-critica (non certo per carenza di umiltà, ma per chiara visione della vita), e poi la calma… il silenzio… il pieno autocontrollo dato da un sicuro contatto col divino nel profondo, e il gioco è fatto: nasce il “maestrino spirituale”, messaggero della vera verità (rafforzativo d’obbligo). Poco importa se va oggi di moda proclamarsi anti-guru per evidenziarsi come spirito libero e rivoluzionario, nei fatti la conclusione è la stessa.
Oggi mi sento particolarmente generoso, insolitamente ispirato, ed ho pensato di regalare alcune semplici istruzioni estremamente umane per percorrere un cammino estremamente divino e di sicuro successo, in grado di rendervi agli occhi altrui spiritualmente migliori, portatori sani di un insegnamento universale:
1) Evidenziate sempre l’eccezionalità della vostra religione, scuola spirituale o sistema filosofico di riferimento, i sicuri risultati cui esso conduce e l’evidente superiorità se paragonato ad altri sistemi in circolazione. Attenzione però, questi ultimi non dovranno mai essere criticati, ma con eleganza veicolate il messaggio che sono comunque demodé, o non più consoni alla struttura umana attuale. Insomma, se è impossibile negare l’esistenza di altri percorsi spirituali, è perlomeno necessario far trasparire come il proprio sia in qualche modo il più spirituale. È consigliabile a tal proposito esaminare le altre dottrine in modo non troppo approfondito, quel che basta per dar l’idea di conoscerle bene e quindi di parlare a ragion veduta. Cercate il più possibile di non far germogliare in voi stessi e negli altri la sensazione che non sia tanto il sistema a cui si aderisce a garantire un’elevazione spirituale, quanto piuttosto l’onestà interiore con cui ci si dedica in qualsiasi tipo di ricerca e la sua effettiva messa in pratica. Ciò è troppo pericoloso e rischierebbe di vanificare anni e anni di sforzi!
2) Rimarcate spesso e volentieri il fatto che nessuno dal di fuori potrà mai dire cosa fare o cosa non fare, che non può esistere un maestro esteriore ma che ognuno deve diventare responsabile della propria vita. Se tale concetto verrà ben impresso, diverrà anche automatico dare per scontato che voi mai e poi mai vi permettereste di giudicare il cammino altrui. A tal punto si noteranno difficilmente le vostre eventuali contraddizioni, anche perché voi potrete camuffarle abilmente tirando in ballo ciò che l’insegnamento e i maestri hanno sempre detto (accertarsi in questo caso che non siano però più in vita, altrimenti potrebbero dare un’altra versione delle loro parole ed invalidare la vostra interpretazione).
3) Tenetevi il più lontano possibile da un confronto sul piano personale o intimo, dal condividere le vostre difficoltà ed umanità apertamente. Il piano teorico o gli esempi aleatori tornano estremamente utili, tanto quanto il nascondersi dietro il vostro grado o livello spirituale “certificato” dall’organizzazione cui si fa riferimento. In mancanza di una qualsiasi onorificenza, pubblicizzate il vostro essere al di sopra delle parti, quindi con una marcia in più. Scappate il più possibile dalla semplicità del presente, specialmente quando il confronto con estranei potrebbe implicare il riconoscimento dei vostri limiti; meglio archiviare il problema con alcune facili affermazioni pre-confezionate: andando avanti su questo percorso si capirà, col tempo… è bene non avere fretta… non si può parlare di un processo così complesso in poco tempo…
4) Calibrate sempre con meticolosa attenzione le parole in modo da esprimere con elegante umiltà la vostra superiorità, e non dimenticate mai il fatto che decantare il vostro sistema od organizzazione di riferimento, equivale sostanzialmente a lodare ed esaltare voi stessi, in quanto effettivi prescelti.
5) Rendete sempre viva – ma in modo molto velato – la sensazione di un mistero o di un segreto cui si potrà accedere solo andando avanti, ad un certo livello di insegnamento più profondo, quando si diventerà pronti o degni. Affermare ciò, significa dichiarare apertamente ma trasversalmente il fatto che voi avete già raggiunto quel tipo di rivelazione, e che dunque siete molto più avanti di coloro a cui vi rivolgete. Partite sempre dal presupposto che chi vi sta di fronte è sicuramente un povero cercatore stanco, confuso e spiritualmente rimbambito, che ne ha provate tante e ora è finalmente arrivato nel posto giusto (se avrà il coraggio e la consapevolezza di riconoscerlo, ovviamente): se comprende, bene, significa che il suo stato di coscienza è abbastanza alto, se non comprende, peggio per lui, vuol dire che non è pronto, sicuramente dovrà ancora attraversare altre esperienze coscienziali più basse prima di poter ritornare all’ovile. E sia ben chiaro che tutto questo non è un giudizio di valore, è semplicemente la constatazione di una realtà bio-psico-neuro-socio-spirituale che voi ben conoscete!
6) Se volete poi mettere la ciliegina sulla torta, è un’ottima idea quella di stabilire un prezzo per l’insegnamento elargito, ancor meglio se le due cose aumentano di pari passo. Già, tutto ha un prezzo tranne la Verità, dunque chi la desidera ardentemente non si farà certo scoraggiare. Insomma, fate vostro il motto: lascia-mi tutto e seguimi. D’altronde, diciamoci la verità, se le persone non sborsano il soldino difficilmente potranno apprezzare le vostre perle di saggezza. Dunque, siatene certi, tutto questo, voi, lo fate per loro! E non dimenticate che, nella peggiore delle ipotesi, vi sono anche altre forme di remunerazione, come l’ottenimento di una buona dose di considerazione e riconoscimenti vari; non per ultima la stabile e rassicurante dimora all’interno di inespugnabili certezze nelle quali coltivare la convinzione di essere culo e camicia con la divinità
In conclusione, nel malaugurato caso che vogliate fare di testa vostra, non venite poi a lamentarvi con me se la vostra “imprenditoria spirituale” non riuscirà a fornirvi quel genere di tornaconto interiore od esteriore cui generalmente ci si aspetta.
Le Fou
Inserito in 6 - Manuali tragi-comici
Etichette associazione, le fou, manuale, per-ankh, scienza, spiritualità
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Arrivederci James
Arrivederci a James Hillman. Grazie per aver provato – fino alla fine – a stimolare e risvegliare le reali fonti della conoscenza: quella di se stessi. Grazie davvero.
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5 notizie dedicate alla mia farmacista – di Silvia Salese
Cari amici, vi racconto il perchè di questo strano articolo, che spero possa suscitare interesse anche in voi oltre che alla persona alla quale è dedicato. Qualche mattina fa mi sono recata nella farmacia più vicina a dove abito. Non che sia una cliente abituale, è vero, ma ci sono andata volentieri con il dichiarato obiettivo di acquistare una cosa semplice, o almeno così mi sembrava, che nella mia mente poteva comportare i tre comunissimi step di un equo scambio commerciale: sorriso+saluto – acquisto – saluto+sorriso. Eppure no, niente è così scontato come sembra.
Ignara di cosa potesse accadere, la mia richiesta – basata su banali fermenti lattici – è stata la seguente: una o due confezioni per una persona adulta che vuole ristabilire la sua flora batterica? ecco allora che è seguito una specie di interrogatorio sul come e sul perchè mi servissero. Io, che non sono abituata alle domande perchè parto dal presupposto che in genere alle persone, degli altri, non gliene importa niente, ho farfugliato qualcosa di sommario, evitando di dichiarare troppo chiaramente il motivo soggiacente alla mia richiesta (e cioè – a somme righe – che credo che in questo momento, considerati alcuni fattori ambientali, costituzionali e fisiologici che mi riguardano, i fermenti lattici vadano bene per me).
La signora evidentemente scandalizzata dalle mie parole prive di precisione, allarmismo e termini medici (devo aver detto qualcosa come: “ho qualche problemino digestivo”, seguito allora da una spiacevole sfilza di domande sulla consistenza dalle mie “realizzazioni” fisiologiche…), si è scaraventata su uno scaffale bianco panna, ha afferrato qualcosa di molto diverso dalle fiale che io avevo in mente e mi ha detto: “dati i sintomi che lei descrive, questo è un prodotto più indicato, contiene anche questo, questo e quest’altro”.
Era già pronta a cliccare sul codice a barre con il rilevatore di prezzo, quando io – a questo punto risoluta e fiera dell’apparente inconsistenza delle mie motivazioni – le ho detto che volevo le fiale e che se i miei sintomi si fossero rifatti sentire avrei accolto il suo suggerimento.
Eviterò – a questo punto – di descrivere cosa alla mia mente sia sembrato di leggere nella sua, in quanto l’esposizione potrebbe essere viziata dalla mia poca tolleranza verso le persone che appaiono piene di sè, specie per quelle vestite con un camice bianco e che si muovono dentro ciabatte sanitarie. Tuttavia una cosa è certa: dopo aver sentenziato un laconico “sono 10 euro” seguito dalla presa della mia banconota, la signora si è dileguata tra i suoi cerusici senza – ahimè – badare a quell’ultima fase di una relazione commerciale (e, se mi consentite, civica), per quanto piuttosto comune: saluto (+ sorriso, ma quello è facoltativo).
Tornata a casa, e sfilate le mie modeste fialette dalla borsa, mi sono chiesta se la signora farmacista creda che in questa vita ci sia ancora qualcosa da imparare, se il dubbio ancora riesca ad affacciarsi nella sua vita professionale, se ogni tanto ritenga essere utile ascoltare con tutti e cinque sensi (sempre che sia sfornita del sesto) e se talvolta ammetta che forse, per disgrazia, qualcuno dei suoi clienti possa sapere meglio di lei che cosa gli serva. D’altronde, ho anche pensato, lei non sa né come mi chiamo, né come sto, né se mi piace il peperoncino nella salsa di pomodoro.
Mentre riponevo la verdura nel frigo (prima di passare dalla farmacia ero stata al mercato), le mele gialle sembrano avermi suggerito una serie di scoperte (o ri-scoperte, come volete) della medicina scientifica in merito alla nostra concezione di salute e malattia, e ancora un pò infastidita dal piccolo fatto accaduto, mi sono chiesta se la signora della farmacia le conosca. E, se le conosce, come mai ha avuto un atteggiamento del genere.
Ecco allora che le dedico le poche righe qui di seguito. Spero di poterle condividere con lei quando e se dovessi ritornare per la seconda scatola (la mia domanda “delle scatole” è infatti rimasta insoluta). Chissà che non servano per ascoltarci di più e assillarci di meno.
1- Le persone affette da ipertensione arteriosa volgono le spalle ai farmaci
Ce lo dicono Kevin J. Woolf e John Bisognano dell’Università del Rochester Medical Center: sempre più pazienti stanno costringendo i medici a somministrare nuove cure voltando rifiutando farmaci convenzionali. Sembra che siano piuttosto utili a tal proposito il coenzima Q10, dalle proprietà antiossidanti, il potassio, l’estratto di vischio utilizzato nella Medicina Cinese, e quello di biancospino. La richiesta è quella di una cura che coinvolga lo stile di vita, piuttosto che il legame ad una pillola per il resto dei propri giorni.
Pubblicazione su The Journal of Clinical Hypertension, Nondrug Interventions for Treatment of Hypertension, 25 Agosto 2011.
Articolo intero su http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1751-7176.2011.00524.x/full
2 – Una mela al giorno toglie l’infarto di torno
Ce lo dice uno studio condotto per 10 anni su più di 20.000 adulti dell’olandese Wageningen University. Già: il rischio di avere un ictus si riduce del 9% ogni volta che mangiamo 25 grammi di frutta bianca e verdura, e visto che in media una mela pesa 120 grammi, mangiarne una al giorno dimezza quasi la probabilità.
Wersching H., An apple a day keeps stroke away? Consumption of white fruits and vegetables is associated with lower risk of stroke, Stroke 2011; DOI: 10.1161/STROKEAHA.111.626754.
Articolo completo:
http://stroke.ahajournals.org/content/early/2011/09/15/STROKEAHA.111.626754.full.pdf+html?sid=147cd264-f877-4a94-8141-961153ad278d
3 – L’aspirina non è così innocua
Anche una dose minima di 75 mg al giorno può causare sanguinamento dello stomaco e ulcere, peggio se associato ad altri farmaci, come quelli per il cuore o anticoaugulanti. Ce lo dicono i ricercatori dell’University Hospital Lozano Blesa a Zaragoza, Spagna.
Fonte: Angel Lanas, Ping Wu, Jennie Medin, Edward J. Mills, Low Doses of Acetylsalicylic Acid Increase Risk of Gastrointestinal Bleeding in a Meta-Analysis, Clinical Gastroenterology and Hepatology, 2011; 9 (9): 762 DOI: 10.1016/j.cgh.2011.05.020.
4 – Analgesici e tumori renali
L’utilizzo di analgesici può aumentare il rischio di tumori ai reni e, per essere più precisi, all’incirca del 51% (fino a valori ancora più alti in proporzione all’uso che se ne fa e al tempo da cui li si assume). La ricerca è stata svolta su 77.525 donne su 49.403 uomini. Considerando che molti analgesici possono essere acquistati senza prescrizione medica possiamo solo dire una cosa: attenzione!
Fonte: E. Cho, G. Curhan, S. E. Hankinson, P. Kantoff, M. B. Atkins, M. Stampfer, T. K. Choueiri, Prospective Evaluation of Analgesic Use and Risk of Renal Cell Cancer, Archives of Internal Medicine, 2011; 171 (16): 1487 DOI: 10.1001/archinternmed.2011.356.
5 – Un farmaco tira l’altro
E per finire in bellezza… attenzione all’abuso di farmaci. Anche la ricerca medica si è accorta che esiste una specie di circolo vizioso connesso al consumo di farmaci. Ad esempio una persona affetta da artrite prende un anti-infiammatorio e subito dopo un inibitore della pompa protonica per contrastare gli effetti negativi del primo sullo stomaco. La combinazione dei due però danneggia l’intestino, e così si renderà necessario un terzo farmaco. Ecco allora che l’uso dei probiotici potrebbe essere una scelta fruttuosa e meno dannosa, suggeriscono i ricercatori.
Fonte: John L. Wallace, Stephanie Syer, Emmanuel Denou, Giada de Palma, Linda Vong, Webb McKnight, Jennifer Jury, Manlio Bolla, Premysl Bercik, Stephen M. Collins, Elena Verdu, Ennio Ongini, Proton Pump Inhibitors Exacerbate NSAID-Induced Small Intestinal Injury by Inducing Dysbiosis, Gastroenterology, 2011; DOI: 10.1053/j.gastro.2011.06.075.
Inserito in 3 - Psiche, soma e dintorni
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Il cellulare altera il nostro cervello dopo 33 minuti
Cari amici, recentissimamente alcuni ricercatori Finlandesi* ci confermano con una pubblicazione sul Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism (14 settembre, 2011; doi: 10.1038/jcbfm.2011.128) che l’utilizzo del telefono cellulare nuoce alla salute del nostro cervello.
Dopo soli 33 minuti di conversazione telefonica, iniziamo a subire delle alterazioni nel suo funzionamento, ad esempio sulla concentrazione e sulla memoria. Tali alterazioni sono state osservate grazie alla tomografia ad emissione di positroni, o PET, che permette di ottenere informazioni di tipo fisiologico dell’area in esame. Ciò che è stato riscontrato è molto semplice: i campi elettromagnetici, sopprimendo il metabolismo del glucosio, lasciano le nostre cellule sfornite degli zuccheri di cui hanno bisogno per garantirci prestazioni cognitive normali, come il ricordo, l’apprendimento e il ragionamento.
Molto prudentemente, i ricercatori non affermano altro, come ad esempio la corresponsabilità di tale esposizione verso disturbi di varia natura e gravità. Certo è che l’utilizzo compulsivo dei telefoni cellulari tanto bene non fa, basti pensare a quanto è stato scritto in merito al danno di tali dispositivi sui cervelli in crescita di bambini e ragazzi (tanto che il Consiglio d’Europa ha proposto di vietare gli apparecchi Wi-Fi, cellulari e cordless nelle scuole) o sulla fertilità (articolo comparso su La Stampa e scaricabile qui).
Per tornare alla Finlandia, possiamo dire che, come al solito, quella sopra esposta non sia una scoperta, quanto piuttosto una conferma. Le stesse informazioni vengono divulgate da anni da enti di ricerca più o meno noti (ne avevamo parlato qui): batti e ribatti, prima o poi ci entrerà in testa (speriamo al posto delle onde elettromagnetiche).
* Myoung Soo Kwon, Victor Vorobyev, Sami Kännälä, Matti Laine, Juha O Rinne, Tommi Toivonen, Jarkko Johansson, Mika Teräs, Harri Lindholm, Tommi Alanko and Heikki Hämäläinen.
Inserito in 3 - Psiche, soma e dintorni
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Istruzioni per rendersi infelici
Psichiatri e psicologi non sanno ancora spiegare perchè abbiamo la tendenza a farci ingannare dal meccanismo dell’illusione delle alternative, mentre non abbiamo solitamente alcuna difficoltà a rifiutare sia l’una che l’altra alternativa quando esse ci vengono presentate separatamente, una alla volta. Bisogna imparare a utilizzare questo tipo di meccanismo se ci si vuole dedicare alla complicazione dei rapporti umani. Ecco a tale scopo alcuni facili esercizi per il principiante.
1. Chiedete a qualcuno di farvi un favore. Quando sta per farvelo chiedetene un altro. Siccome può soddisfare solo una richiesta alla volta, voi avete già vinto: se vuole finire di farvi il primo favore, potete lamentarvi che egli ignori il secondo, e viceversa. Se poi si arrabbia, potete mostrarvi offesi e rinfacciargli il fatto che negli ultimi tempi è lunatico.
2. Dite o fate qualcosa che si possa prendere tanto per scherzo quanto sul serio. Accusate poi il vostro partner, a seconda della reazione, di buttare in ridere una cosa seria, oppure di non aver alcun senso dello humor.
3. Provate a leggere al vostro partner questa pagina, affermando che queste righe descrivono esattamente il suo comportamento nei vostri confronti. Nel caso assai improbabile che vi dia ragione, avrà ammesso una volta per sempre di manipolare il vostro rapporto. Qualora invece egli respinga la vostra affermazione, come è certamente più probabile, avrete vinto lo stesso. Potete cioè dimostrargli che col suo rifiuto ha confermato la vostra opinione (…).
Tratto da Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, Feltrinelli, Milano, 1984, pg. 65.
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I CdP rivelano la loro intenzione a condividere le sofferenze altrui, in maniera ovviamente temporanea e relativa solo ai brevi attimi di comunicazione con gli altri, grazie ad una particolare espressione del volto: tendenzialmente pia ed empatica, accompagnata da un leggero velo di sofferenza di fondo. Se non state bene, loro lo capiscono all’istante e proveranno per voi una simpatia quasi immediata, specie se per le vostre sfortune non si vede una via di uscita. L’aiuto del CdP è però teorico e non sostanziale. Di fronte alle difficoltà del loro prossimo, si daranno davvero un gran da fare: sperare (“dai, confidiamo in bene”), riflettere (“caspita, questo proprio non ci voleva!”), simpatizzare (“ti capisco benissimo…”), pregare (“mi ricorderò di te Domenica” – o un altro giorno, quello dedicato alle meditazioni o alle invocazioni). Naturalmente, il loro sostegno è totalmente eterico e impalpabile… il riscontro pratico fa parte del mondo grossolano, non li riguarda. La filosofia di vita rispecchia una ferrea legge matematica: minimo dispendio energetico personale per massimo ottenimento di considerazione altrui.




