Un pensiero per Silvia G.
•3 Gennaio 2010 • Lascia un CommentoVideo-storia della meccanica quantistica
•3 Gennaio 2010 • Lascia un CommentoCari amici, vi presentiamo oggi un video recentemente apparso su You Tube curato da BestOfScience in merito alla storia della meccanica quantistica.
Il video, per il momento solamente in inglese e senza sottotitoli, racconta le vicende scientifiche che hanno dato vita alla teoria dei quanti: la scoperta dei raggi catodici di Michael Faraday, nel 1838, il problema delle radiazioni del corpo nero emerso dagli studi di Gustav Kirchhoff nel 1850, il suggerimento da parte di Ludwig Boltzmann che gli stati energetici di un sistema fisico fossero discreti nel 1877.
Si giunge così al 1900 e alla teoria quantistica di Max Planck, secondo la quale l’energia viene emessa ed assorbita in quantità divisibili in elementi energetici discreti, i famosi “pacchetti di energia” quantistici.
Passando da Einstein, che descrisse la luce in termini di quanti (chiamandoli successivamente fotoni) si arriva al cuore della meccanica quantistica, ovvero al principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale non si potrà mai conoscere contemporaneamente la velocità e la posizione di una particella.
Buona visione!
Il mondo quantistico in una vignetta
•27 Dicembre 2009 • Lascia un CommentoLa dieta cambia l’ereditarietà. Alla faccia del DNA!
•25 Dicembre 2009 • 1 CommentoNel lontano (e preistorico per la ricerca) 2000, Randy Jirtle e Robert Waterland della Duke University, hanno messo in piedi un esperimento genetico tanto semplice quanto rivoluzionario.
L’idea fu quella di far accoppiare coppie di topolini affetti dal gene chiamato “agouti”, il quale causa lo sviluppo di peluria gialla e obesità insieme a tutti i pericoli associati al peso, come i disturbi cardiovascolari, il diabete, il cancro.
Normalmente la progenie di questi topolini eredita lo stesso gene e, di conseguenza, gli stessi tratti. I due scienziati allora, partendo da questo presupposto, decisero di somministrare alle madri gravide una dieta ad hoc, ricca di integratori alimentari arricchiti di gruppi metilici, collegati alle mutazioni epigenetiche. Quando i gruppi metilici si legano al DNA di un gene infatti, si producono cambiamenti nelle caratteristiche del legame delle proteine regolatrici dei cromosomi.
Queste molecole sono comuni ad alcuni cibi, come il miele, l’aglio, le barbabietole. Morale della favola, e dell’esperimento: le madri che si alimentarono in questo modo passarono ugualmente il gene agouti ai loro topolini, ma grazie alla dieta ricca di metile, passarono anche una protezione chimica che riuscì a proteggere la prole dai devastanti effetti dell’agouti.
Le madri dunque rimasero com’erano, ma i topolini che partorirono non presentarono le loro stesse caratteristiche, sviluppando quindi il sano color marrone del pelo e il normale peso corporeo di un topo senza il gene agouti, come possiamo vedere nell’immagine sottostante.
Sopra possiamo vedere una coppia di topolini agouti della stessa età, entrambi femmine. La madre della topolina a sinistra venne nutrita normalmente, quella della topolina destra seguì un regime alimentare arricchito dei gruppi metilici. Incredibile, vero? Probabilmente però, se avessimo chiesto ai nostri nonni una previsione, ci avrebbero saputo dire esattamente la stessa cosa…
La vittoria di Matteo contro la sclerosi multipla
•21 Dicembre 2009 • Lascia un CommentoCari lettori, desideriamo segnalarvi un’importante testimonianza di vittoria contro la sclerosi multipla. Si tratta di Matteo Dall’Osso, un ragazzo al quale, a 19 anni, è stata diagnosticata questa malattia fino ad ora considerata degenerativa. Riportiamo direttamente le sue parole, tratte dall’home page del suo sito internet www.matteodallosso.org in cui, tra le altre cose, è possibile scaricare o acquistare il suo libro.
“Mi chiamo Matteo Dall’Osso. Quando avevo 19 anni mi diagnosticarono malato di sclerosi multipla. Ho avuto quasi tutti i sintomi fino ad arrivare alla sedia a rotelle. Ho scoperto l’origine della malattia e ora diplopia (visione sdoppiata), sensibilità di tutte le parti del corpo, tensione alle gambe, difficoltà di coordinazione arti superiori, mancanza di concentrazione, inimmaginabile stanchezza, sensazione improvvisa di fare pipì, impossibilità di movimento arti inferiori sono solo un brutto ricordo.
Scrivere il libro e riportare tutto sul mio sito internet è l’unico modo che ho di comunicarlo (vi sarà tutto chiaro alla fine!)
In questo sito cercherò di spiegarvi tutto in maniera semplice, in modo che voi conosciate la mia verità! E’ molto difficile separare la mia vita personale fatta di emozioni e sentimenti dalle ragioni tecnico-scientifiche, ma io ci provo…
Vi chiedo quindi di seguirmi nel mio percorso di vita. Vi parlerò di:
- Tutto sulla mia vita.
- I miei sintomi.
- I miei esami, con le relative spiegazioni.
- Le cure a cui mi sono sottoposto.
- Le mie condizioni attuali.
- I miei consigli, le mie considerazioni, il mio parere.
- Cosa i miei amici pensano di me, giusto perché voi possiate conoscermi meglio…
- I miei ringraziamenti!
Nel mio sito troverete infine un forum dove mi potrete domandare tutto ciò che vorrete! Prima però vorrei parlarvi un pò di me, per farvi conoscere chi sono…
Con tutto l’entusiasmo del mio corpo, con le lacrime piene di gioia, vi chiedo di seguirmi…”
Grande Matteo.
Le cellule sono intelligenti. Loro…
•17 Dicembre 2009 • Lascia un CommentoSul libro di Bruce Lipton La biologia delle credenze, edito in italiano da Macroedizioni, possiamo apprendere una serie di principi relativi all’origine e al mantenimento della vita che non hanno molto a che vedere con il darwinismo e la “legge del più forte” in cui siamo così immersi.
Come chiaramente mostrato da Lipton infatti, gli organismi unicellulari, e cioè le prime forme di vita sul nostro pianeta, trovarono il modo di sopravvivere e di crescere aggregandosi in colonie, in comunità sempre più organizzate e specializzate. Come osservabile, man mano che le cellule si aggregano la loro consapevolezza aumenta vertiginosamente, e di conseguenza, la loro possibilità di vita e sviluppo.
Ma come fanno a sopravvivere a così alte densità? Immaginiamo un gruppo di persone, unite da un intento comune: spesso accade che, dopo un primo periodo di rose e fiori, ci si disgrega, per motivazioni più o meno plausibili. Dunque qual’è il segreto delle cellule per rimanere unite? La risposta è piuttosto semplice: hanno creato degli ambienti strutturati. Questi gruppi, queste comunità di miriadi di cellule, si sono suddivise i compiti in maniera tale da favorire una distribuzione del lavoro efficace.
Il processo di specializzazione incrementa le possibilità di un intero organismo di sopravvivere nel suo ambiente, e in esso di evolversi ulteriormente. Inoltre, con un sistema lavorativo così concepito, la proporzione tra numero di cellule ed energia impiegata si riduce considerevolmente, ottenendo quindi migliori risultati “spendendo” meno.
Dopo essere già stati battuti in termini di Q.I. da un qualsiasi virus, non rimane che da chiedersi dunque chi sia più intelligente tra noi ed una cellula. Noi abbiamo qualche sospetto…
Appuntamento nuove tecnologie e campi elettromagnetici – A.P.P.L.E.
•16 Ottobre 2009 • Lascia un CommentoLa dr.ssa Masiero e il dr. Levis ci hanno mandato questa importante comunicazione, con lo scopo di divulgare la conoscenza relativa ai campi elettromagnetici generati dalle nuove tecnologie. Un appuntamento da diffondere per una corretta educazione ambientale.
Il Comune di Padova – Settore Ambiente, in collaborazione con A.P.P.L.E. (Associazione Per Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog), promuovono il Convegno:
” I GIOVANI E LE NUOVE TECNOLOGIE CHE EMETTONO CAMPI ELETROMAGNETICI. COME POSSIAMO FARE PER RENDERLI CONSUMATORI CONSAPEVOLI? PROPOSTE PER UN’EDUCAZIONE AMBIENTALE EFFICACE”
mercoledì, 21 ottobre 2009, ore 16:00
Sala Anziani di Palazzo Moroni, Via del Municipio 2, Padova.
L’appuntamento vuole essere un’occasione per riflettere sull’opportunità di una corretta informazione ed educazione in tema di campi elettromagnetici che renda bambini ed adolescenti, oggi i più importanti utilizzatori delle nuove tecnologie ed in particolare del cellulare, consumatori consapevoli, con l’obiettivo di tutelare la propria salute fisica e psichica dai danni riconosciuti dalla ricerca scientifica più recente. Con l’occasione verranno presentati i risultati della ricerca effettuata nelle scuole attrverso i questionari sottoposti ai ragazzi negli scorsi anni scolastici.
PregandoVi di difforndere l’invito, Vi chiediamo di confermare la vostra presenza via fax al numero 049 8022492 o via mail all’indirizzo padova21@comune.padova.it , via telefono e fax all’A.P.P.L.E. allo 049 8750240 o via mail, sempre all’A.P.P.L.E. all’indirizzo laura.masiero@applelettrosmog.it.
Fenomeni quantistici nel cervello? – di Silvia Salese
•30 Settembre 2009 • 1 CommentoQual è la natura della coscienza? Come fanno i contatti neurali a dare origine a pensieri e sentimenti? Molteplici sono i punti di vista, e molto attuale è il dibattito in corso tra filosofi, neuroscienziati, psicologi e fisici delle due principali posizioni sull’argomento: da una parte l’approccio funzionalista, che considera l’esperienza conscia come una proprietà che emerge ad un livello critico della complessità computazionale (è il caso dei riduzionisti, materialisti, funzionalisti, tanto per denominare alcune correnti del caso), dall’altro quello fondamentalista, che al contrario ritiene ingrediente necessario per l’emergere della coscienza un fattore protoconscio intrinseco alla realtà stessa, una sorta di elemento non fisico comprensibile, forse, attraverso la fisica moderna.
Di questa seconda corrente, la visione del panpsichismo (di cui è stato portavoce Baruch Spinoza), quella del pan-esperenzialismo (inaugurato dal filosofo e matematico Alfred North Whitehead) e del più recente pan-protopsichismo (sviluppato dal filosofo americano David Chalmers), considera la coscienza come un fenomeno non comprensibile attraverso i canoni della fisica classica, non riducibile alla complessità del sistema cerebrale e, in definitiva, non computabile.
Ciò che occorre, peraltro, per chiarire l’annosa questione, è proprio una teoria unificata che combini la scala microscopica (messa in luce dalla fisica quantistica) con quella macroscopica, che spieghi cioè come tutto ciò di cui facciamo esperienza sia collegato alle proprietà delle particelle subatomiche e dello spazio-tempo descritte dalla nuova fisica.
Un tentativo in questa direzione è stato fatto da Roger Penrose e Stuart Hameroff, i quali suggeriscono che alla conosciuta attività neuronale del cervello siano connessi fenomeni quantistici macroscopici. Tali fenomeni, renderebbero conto dell’unitarietà dell’esperienza conscia, di come cioè la coscienza possa essere spiegata come fenomeno che coinvolge l’organismo nel suo insieme, e non solo una sua area (fatto reso evidente, inoltre, dai più recenti studi nella neuropatologia).
Che ruolo avrebbe la coscienza nel loro modello (Orch-Or)? È abbastanza semplice: i due autori riferiscono che il flusso di coscienza sarebbe determinato da molteplici transizioni di tipo quantistico, nel loro momento di “collasso” da uno stato di superposizione.
Sempre secondo gli autori, gli stati quantistici che avvengono all’interno delle cellule neuronali, sfrutterebbero il tunneling quantistico attraverso delle piccole giunture tra i neuroni e la glia per diffondersi macroscopicamente in tutto il cervello. Ogni evento di riduzione, corrisponderebbe dunque ad una fase di computazione quantica identificata come uno stato di pre-consapevolezza e che culminerebbe in un evento conscio discreto, un “attimo di esperienza”.
L’esperienza conscia emergerebbe dunque come una proprietà intrinseca dell’universo, come la carica e lo spin, che va al di là di una correlazione locale e temporale (caratteristica della superposizione).
Per maggiori approfondimenti si veda http://www.spaziomente.com/Neuroscienze.html.
Dalla Teoria dell’Informazione al concetto di Anima – di F. Intilla
•16 Settembre 2009 • Lascia un CommentoUno dei concetti più fondamentali, nel mondo della fisica, scaturì dalla mente di Albert Einstein agli inizi del secolo scorso; tale concetto, che emerse dalla legge della Relatività Ristretta (esposta in un celebre articolo del 1905), dichiarava semplicemente quella che sarebbe presto divenuta la dicotomia più famosa al mondo, ovvero: l’equivalenza di massa ed energia (espressa con l’indimenticabile formula “E=mc^2” ).
Ciò che si arrivò a comprendere quindi, indubbiamente non con poche difficoltà a livello di “pura intuizione”, fu appunto questa sostanziale uguaglianza tra il concetto di massa e quello di energia. La massa, andava quindi considerata solo ed esclusivamente come una forma complessa di energia.
Di certo non fu facile per i fisici di un tempo, familiarizzarsi subito con questa nuova e straordinaria visione della realtà; di fatto occorsero parecchi anni, affinché gradualmente nel mondo accademico venisse pienamente accettata questa nuova “corrente di pensiero”. Una svolta decisiva a favore di questo nuovo paradigma, la diedero indubbiamente i due scienziati tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann, quando nel dicembre del 1938, scoprirono la fissione nucleare. Bombardando l’Uranio con neutroni, scoprirono fra i prodotti di reazione alcuni elementi di numero di massa intermedio, come il Bario radioattivo, la cui presenza inizialmente era inspiegabile. Nel 1939, Lise Meitner e Otto Frisch, annunciarono la soluzione di questo enigma. Queste scoperte diedero quindi ad Einstein la conferma dell’equivalenza di massa ed energia, ben 34 anni dopo che egli l’ebbe prevista!
Sono trascorsi circa settant’anni, a partire da quel lontano 1939, e da allora sino ad oggi si può dire che la nostra visione della realtà, poggi ancora saldamente le sue basi sulla famosa equazione di Einstein (“E=mc^2”) e su ciò che sostanzialmente essa ci porta a considerare, ovvero: massa ed energia sono la stessa e identica cosa, ma con aspetti diversi e quindi, per ragioni di praticità, definite con nomi diversi.
In questi ultimi anni, grazie anche alle innumerevoli nuove scoperte nel campo della computazione quantistica, molti fisici hanno però iniziato a porsi anche la seguente domanda: Ma se la massa non è nient’altro che una forma complessa di energia, volendo andare oltre, in ultima analisi, quale sarebbe il “costituente fondamentale” dell’energia?
Ebbene una risposta a questa domanda, potrebbe essere la seguente:
L’Energia non è nient’altro che una forma complessa di Informazione; per cui il costituente fondamentale dell’Energia, altro non è che Informazione nel suo stato fondamentale.
Ma cerchiamo di capire i motivi che mi hanno spinto a formulare questa affermazione, e soprattutto di individuare le basi su cui poggia tale ipotesi.
Verso gli inizi degli anni cinquanta, l’ingegnere e matematico americano Claude Elwood Shannon, gettò le basi teoriche di quella che sarebbe stata entro pochi anni riconosciuta come la: Teoria dell’Informazione. Uno degli aspetti più curiosi ed interessanti che emerse da tale teoria, fu la stretta correlazione tra l’entropia termodinamica e quella invece relativa all’Informazione di un sistema dato. In parole povere, ciò che in ultima analisi si arrivò a comprendere, è che per qualsiasi aumento di entropia termodinamica, corrisponde una perdita di Informazione su un dato sistema, e viceversa.
L’unità di misura di una determinata quantità di Informazione, è espressa con il termine bit. Ora, per fare un esempio, se noi portiamo un dato sistema ad una temperatura prossima allo zero assoluto, la sua entropia diminuirà sino a valori pressoché nulli, e di conseguenza il suo “livello” di Informazione tenderà al massimo consentito.
A questo punto, compiendo alcuni semplici ragionamenti analogici, viene da porsi le seguenti domande: Ma se con l’aumentare dell’entropia di un sistema, è riscontrabile contemporaneamente anche una perdita della quantità di energia (calore) di tale sistema, ed oltre a ciò abbiamo parallelamente anche una perdita di Informazione sempre riferita al sistema in questione, quest’ultima, non potrebbe essere associata-legata alla quantità di energia (calore) che si disperde nell’ambiente circostante a causa del secondo principio della termodinamica? E se così fosse, in che modo sarebbe ad essa legata? Qual’è la sottile linea di confine tra un bit di Informazione e un elettronvolt di energia? Ma stiamo parlando di due cose differenti (bit ed elettronvolt), oppure della stessa identica cosa, ma con aspetti differenti (come nel caso dell’equivalenza di massa ed energia)? E se alla fine scoprissimo che bit ed elettronvolt rappresentano semplicemente due tipi di unità di misura, con cui possiamo definire il concetto fondamentale di Energia? Bè, allora sarebbe lecito chiedersi: Ma quante migliaia, milioni oppure miliardi di bit occorrono per costituire un singolo elettronvolt (o Joule) di energia?
Non dimentichiamoci del fatto che nell’Equazione di Schrödinger la funzione d’onda descrive un’ampiezza di probabilità, e nessuno ci impedisce di sostituire/ridefinire tale ampiezza (P) con una determinata quantità di Informazione (I)!
Ecco quindi in sostanza da dove nasce la mia ipotesi di considerare l’Informazione, come una sorta di costituente fondamentale dell’Energia.
Giustamente a questo punto qualcuno potrebbe chiedersi:
Ma come, una perdita di energia (calore) comporta un AUMENTO dell’informazione e non una diminuzione.
Veniamo quindi alla risoluzione di tale paradosso.
Si consideri un corpo qualsiasi dotato di una certa massa; se noi aumentiamo la temperatura (T) di tale corpo, avremmo un flusso di energia (E) che dal corpo in questione si sposta nell’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi giustamente perderà una determinata quantità di Informazione (I) e ci apparirà come un sistema dotato di una notevole entropia; l’informazione che il corpo perderà però, si sposterà semplicemente nell’ambiente ad esso circostante, aumentandone l’Informazione.
Ecco perché noi non potremo mai misurare-osservare tale Informazione; per il fatto che essa rimarrebbe sempre fuori da qualsiasi corpo o sistema entropico termodinamico.
Non è da escludersi quindi che tale “informazione in eccesso”, possa andare a confluire in una o più dimensioni nascoste, previste nella Teoria delle Stringhe.
Contrariamente invece, nel caso in cui diminuissimo la temperatura (T) di tale corpo, andremmo a rallentare il flusso di energia (E) che dal corpo si sposta nell’ambiente ad esso circostante.A temperature prossime allo zero assoluto, il flusso di energia sarebbe pressoché nullo; in questo caso l’Informazione(I) non avrebbe alcun modo di passare dal corpo in questione all’ambiente ad esso circostante. Il corpo quindi disporrebbe della quantità massima consentita di Informazione.

Riflettiamo un attimino su questa domanda: Nel momento in cui un sistema perde una determinata quantità di Informazione, questo cosa comporterebbe, forse che tale informazione, essendo legata all’energia (calore) durante il processo entropico, debba anch’essa disperdersi nell’ambiente circostante sino a “dissolversi” completamente?
Se così fosse avremmo a che fare con due “campi di informazione dinamica” della stessa intensità, in grado di interagire tra loro, di fondersi l’uno con l’altro, e infine di “dissolversi” nell’ambiente circostante al sistema considerato. Ma così non è, fortunatamente. [per campo d'informazione dinamica, intendo semplicemnte una quantità di informazione in grado di muoversi nello spazio e nelle dimensioni,auto-organizzantesi e costante nel tempo,ossia che non segue assolutamente il secondo principio della termodinamica (principio entropico). E quindi per questo motivo,praticamente eterna].
Un “campo di Informazione dinamica”, costituito da una determinata quantità di bit di Informazione, entro certi limiti di intensità, non potrà mai andare a costituire un singolo elettronvolt o Joule di energia. Ragion per cui, esso stesso (non potendo interagire con il resto dell’energia del sistema, molto più intensa e misurabile con strumenti fisici poiché in grado di interagire con i diversi campi elettromagnetici del sistema in questione), rimane sempre indipendente da qualsiasi processo entropico termodinamico.
La cosa più importante che possiamo dedurre da queste ultime considerazioni, è che un “campo di informazione dinamica” che rientri entro certi limiti di intensità, non è vincolato da alcun tipo di processo entropico termodinamico. Ne segue a volte l’andamento, ma non è soggetto ad alcuna interferenza di campo. Esso è quindi in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato. Inoltre, esso sarà in grado di fondersi con altri campi di informazione dinamica della stessa intensità, e quindi di accrescere la sua estensione nello spazio, ma non necessariamente il suo livello di intensità.
Ed ora andiamo a scoprire cosa ha a che fare tutto ciò che vi ho esposto sinora, con il concetto di Anima.
La mente umana, come ben sappiamo, produce un determinato campo magnetico nell’ordine delle decine di femtoTesla (1 fT = 10^–15 T).
Questo campo, lo dobbiamo semplicemente alla nostra attività cerebrale.
Già allo stato fetale, ossia pochi mesi prima della nostra nascita, il nostro cervello, grazie alla sua costante attività, produce un campo di informazione dinamica che dal momento in cui veniamo al mondo, continua negli anni a farsi sempre più intenso, sino a raggiungere un determinato limite. Ora è assolutamente necessario che vi sia ben chiara una cosa: il campo di informazione dinamica prodotto dall’attività cerebrale e quello elettromagnetico (molto più intenso, che potremmo definire “di scarto”,poiché non è nient’altro che il risultato del lavoro che compie il nostro cervello in attività, per produrre i nostri “pensieri”, i quali in ultima analisi vanno a costituire il nostro campo di informazione dinamica), sono due cose ben diverse e non interagiscono l’una con l’altra!
Se proprio vogliamo, possiamo identificare il campo di informazione dinamica del nostro cervello, come una sorta di “risonanza” del campo magnetico dovuto all’attività cerebrale (molto più intenso e quindi misurabile con strumenti fisici).
Su scale prossime alla lunghezza di Planck,spazio e tempo perdono qualsiasi significato fisico;per tale ragione anche il concetto stesso di energia risente di tale condizione (non dimentichiamoci che in natura non può esistere alcuno spazio “vuoto di campo”,ossia di energia; tanto è vero che persino il vuoto quantistico,sia esso il falso o il vero vuoto,è in ogni caso colmo di particelle virtuali – Feynman docet). Un campo di Informazione dinamica, va quindi a definire-costituire quella parte della realtà del tutto imponderabile e inosservabile con strumenti fisici,poichè al di sotto di quel limite definito dalla lunghezza di Planck.Per questo motivo quindi, qualsiasi tipo di “risonanza” che prendesse forma o scaturisca da determinate onde cerebrali, ponendosi al di sotto della soglia di Planck, sarebbe indipendente da qualsiasi forma di interazione con il mondo subnucleare (formato da quark,gluoni e via dicendo).
Come abbiamo precedentemente visto, un campo di informazione dinamica è in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato (in questo caso: mente umana – ambiente ad essa circostante).
Ecco quindi in quali termini potremmo intendere il concetto di Anima; ovvero, essa è da considerarsi un particolare tipo di campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).
Affermare quindi che l’Anima non “muore” mai, è quindi in linea di principio del tutto corretto. Affermare che gli animali (oltre alla specie umana) hanno un’Anima, anche in questo caso è in linea di principio corretto.
Tutte queste ipotesi e considerazioni, sono a mio avviso totalmente in accordo e “affini” alla teoria di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici, a quella di Richard Dawkins sulla Trasmissione dei Memi (memetica), e infine a quella di Carl Gustav Jung sull’Inconscio collettivo.
Nella “scienza ortodossa”, tutto il discorso sull’interazione tra Entropia termodinamica e Informazione, risulta valido solo ed esclusivamente su sistemi isolati (chiusi e aperti) in cui è presente un osservatore in grado di interagire con il sistema considerato e quindi di rilevare-calcolare tutto ciò che accade all’interno del sistema stesso (di cui egli fa parte). Questa condizione è quindi l’unica che ci è consentito di conoscere, sulla base della quale siamo in grado di misurare-calcolare ogni passaggio di stato dell’energia, con rispettivi livelli di entropia (termodinamica e dell’Informazione) e quantità di Informazione.Da questo assunto, si arriva quindi alla seguente conclusione:Per qualsiasi osservatore che si trovi all’interno di un sistema termodinamico, è assolutamente impossibile misurare-calcolare un’eventuale quantità di Informazione che si sposti o si trovi al di fuori del proprio sistema di riferimento.Nell’ipotesi a Molti Mondi di Everett, tutte queste mie considerazioni trovano sicuramente terreno fertile. Non ho comunque intenzione in questa sede di spingermi oltre verso una tale direzione,poichè vista la complessità dell’argomento, non credo proprio sia il caso.
Le parole che riporterò qui di seguito, sono del fisico Frank J.Tipler, non le mie:
„(…)tutte le entità presenti nell’Universo attuale,codificano una quantità di informazione di gran lunga inferiore alla quantità permessa dalla teoria quantistica dei campi. Per esempio,se un atomo di idrogeno dovesse codificare tutta l’informazione che gli è consentita dal limite di Bekenstein,potrebbe codificare circa 4 x 10^6 bit di informazione (…)Quindi un atomo di idrogeno potrebbe codificare all’incirca un megabyte di informazione,mentre di norma codifica molto meno di un bit.La massa dell’idrogeno non viene di certo utilizzata in modo efficiente!Se si assume che il raggio sia quello di un protone (R= 10^-13 cm),la quantità di informazione codificabile nel protone è costituita da soli 44 bit!Questo valore è davvero piccolo rispetto alla complessità del protone – tre quark valenza,innumerevoli quark e gluoni virtuali- che è di fatto tanto complesso che non siamo ancora riusciti a calcolarne lo stato di base dai principi fondamentali utilizzando il Modello Standard, anche utilizzando i supercomputer più avanzati!“
Bene, ora io mi chiedo:
In che modo vogliamo cercare di risolvere questo,chiamiamolo: “enigma dell’Informazione mancante”? Rimanendo saldamente ancorati allo spazio-tempo di Minkowski, oppure cercando di andare un attimino oltre a questo concetto di realtà,abbracciando magari l’idea di un Universo a più dimensioni (vedasi teorie delle stringhe) e non da ultima,anche l’ipotesi a Molti Mondi di Everett? Fintantoché continueremo a relegare tali teorie nel mondo della matematica,dubitando fortemente di un loro potenziale coinvolgimento nella realtà fisica a noi nota, difficilmente riusciremo a fare qualche passo avanti nella comprensione di tutto ciò che attualmente accantoniamo nel mondo della fantascienza e del paranormale.
La cosa che mi fa più rabbia, è che Schrödinger l’ha già dimostrato più di mezzo secolo fa che in definitiva noi non siamo nient’altro che onde di probabilità …ma nessuno sembra ancora volerlo capire.
Per chi volesse scaricare l’articolo (aggiornato,in versione integrale) in formato PDF,questo è il link:
Fausto Intilla, 31 agosto 2009
Note:
Per un approfondimento sulle Basi fisiologiche dei segnali bio-elettromagnetici, vedasi Appunti del corso integrativo tenuto dal dott. Andrea Brovelli nel modulo di Neuroscienze per gli studenti del Corso di Laurea in biotecnologie dell’Università di Trieste: http://fc.units.it/ppb/Segnali/Segnali1.html
Per ulteriori informazioni sul lavoro di Intilla: http://www.oloscience.com/
Per articoli su spaziomente: http://www.spaziomente.com
Risonanza morfica e coscienza collettiva – di Luca Bertolotti
•9 Settembre 2009 • Lascia un CommentoI campi morfici di ogni sistema esercitano la loro influenza su sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.
La risonanza morfica individua l’idea secondo cui ogni individuo facente parte di una specie, attinge alla memoria collettiva della specie – o campo morfico della specie – e si sintonizza con i suoi membri passati, a sua volta contribuendo all’ulteriore sviluppo della specie stessa.
Le implicazioni di questa teoria sono di portata immensa, per esempio in campo sociale, artistico, scientifico, ecc. Sheldrake ci offre nuovi aspetti degli istinti e dei comportamenti, ci dà nuove prospettive delle strutture sociali, in termini di campi morfici, delle forme culturali e delle idee.
Infatti, secondo la sua ipotesi, i campi morfici si estendono oltre il cervello, fin nell’ambiente circostante, legandoci agli oggetti che cadono sotto la nostra percezione e rendendoci capaci di agire su di essi attraverso le intenzioni e l’attenzione [Sheldrake R., 1999].
In campo psicologico questa ipotesi offre un substrato scientifico al fenomeno della profezia che si auto-adempie, secondo cui le aspettative di un individuo influiscono sulla condotta comportamentale di altri individui.
In campo psicoanalitico permette inoltre una lettura fisica-biologia della teoria dell’ inconscio collettivo di Carl Gustav Jung, del tele che emerge nelle dinamiche di gruppo secondo Moreno, e del concetto di peste emozionale introdotto da Wilhelm Reich (ossia di quei contagi psicologici di massa che si manifestano in gigantesche esplosioni di sadismo e criminalità).
In termini di gruppi sociali infatti, il campo morfico sottende all’idea che ogni gruppo di persone è organizzato da un campo, e che questo campo non è solo una struttura organizzatrice nel presente, ma contiene anche una memoria di quello che era quel gruppo sociale nel passato, attraverso cui ogni individuo è collegato con la risonanza morfica.
Questo processo si determina per tutti i sistemi riscontrabili in natura e corrisponde a ciò che Sheldrake ha chiamato causalità formativa, ossia il meccanismo grazie al quale le cose assumono la loro forma, o la loro organizzazione.
Tratto da http://www.spaziomente.com/articoli/Le_informazioni_invisibili_i_campi_morfici.pdf




